20120612_fornero_esodati[1]Roma, 21 gen – Nell’ordinamento giuridico italiano vige il principio generale dell’irretroattività della legge, nel senso che essa può disporre solo per il futuro, come è stabilito dall’art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale. In pratica la legge vale solo per l’avvenire. Il principio è ovvio. Nessuno può essere condannato per un reato che non era tale nel momento in cui il fatto è stato compiuto.

Questo è quanto previsto dalle disposizioni sulla legge in generale, dette anche preleggi. Si tratta di un insieme di articoli emanati con Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262 con cui fu anche approvato il codice civile italiano nel 1942.

Veniamo al dunque. Il governo Monti, nel 2012, ha innalzato retroattivamente l’età pensionabile. Quindi, chi aveva lasciato il lavoro con la certezza della pensione è rimasto senza lavoro e senza reddito. L’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero, infatti, piangendo si è giustificata: “Purtroppo per qualche anno rimarrete senza lavoro né pensione”. Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, aveva raccolto più di cinquecentomila firme per un referendum abrogativo che eliminasse questo obbrobrio.

Ieri, però, la Corte Costituzionale ha sentenziato: “La Corte costituzionale, nell’odierna Camera di consiglio (20 gennaio 2015, ndr) ha dichiarato inammissibile la richiesta di referendum relativa all’articolo 24 (Disposizioni in materia di trattamenti pensionistici) del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici), convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 22 dicembre 2011, n. 214, nel testo risultante per effetto di modificazioni e integrazioni successive”. Alla faccia del principio di irretroattività.

Dunque, niente referendum. Teniamoci la Fornero. La professoressa torinese, intanto si gongola: “Sono serena e faccio fatica a pensare che la Corte Costituzionale possa avallare una pessima politica. Penso che aver fatto balenare l’idea nelle persone che esista una strada in discesa sia irresponsabile. Ma questa è la democrazia: se il Paese decide che vuol tornare indietro su una riforma che è severa ma ha contribuito a evitare la crisi finanziaria bisognerà trovare le risorse. È facile dire eliminiamo una riforma considerata sgradevole. È  molto più difficile dire come. Fino al 2020 si prevede di risparmiare 80 miliardi. Se la legge viene abrogata bisogna dire con che cosa si sostituisce”. Non si è fatta attendere la dura replica di Matteo Salvini: “Elsa Fornero abbia la decenza di tacere. Dopo la sua drammatica riforma, approvata con i voti del Pd di Matteo Renzi, adesso l’ex ministro del Lavoro si permette pure di dire che la Corte Costituzionale non dovrebbe consentire ai cittadini di esprimersi. Non ha proprio ritegno e minimo senso della decenza”.

Eppure l’ostilità contro la professoressa Fornero non riguarda solo i leghisti. Anche i partigiani della CIGL si sono espressi in maniera assai netta.

Facciamo qualche esempio. Gian Paolo Patta, pezzo da novanta della segreteria nazionale del sindacato di Corso Italia, ha giudicato così l’operato del ministro torinese: “In realtà, la legge n. 92 del 28 giugno 2012 è una controriforma, che ha ridefinito tutto lo stato sociale, trasformando la responsabilità solidaristica, contenuta della vecchia norma, dove i lavoratori attivi si facevano carico di quelli inattivi, nell’individualità del diritto, con prestazioni legate unicamente al reddito e con un’accentuazione dell’impianto di tipo assicurativo. Il risultato, purtroppo, è stato di avere pensioni dai rendimenti più bassi, con uno slittamento di almeno sei anni per raggiungerne il godimento“.

“La Fornero – secondo Patta – danneggia gli ultracinquantenni che perdono il posto. Per loro la pensione è un miraggio. Ma i più penalizzati di tutti rimangono i giovani: per loro, si può parlare di una vera e propria macelleria sociale, perché in prospettiva corrono il pericolo di non avere più alcuna forma di tutela in materia previdenziale”.

La retorica antipopulista si rivelerà assai sterile. Anzi a proposito di romanitas. Gli antichi dicevano: Pacta servanda sunt. Stavolta, infatti, non basterà un’elemosina di ottanta euro per sanare questo strappo.

Salvatore Recupero

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Salvatore Recupero
Nato a Barcellona Pozzo di Gotto nel 1980 e cresciuto a Furnari in provincia di Messina. Vive a Roma dove ho conseguito due lauree: una in Scienze dell’Amministrazione presso l’Università La Sapienza e l’altra in Editoria e Giornalismo con una tesi sul “giornalismo multimediale” presso la Lumsa. Dodici anni fa ha iniziato a collaborare con alcuni periodici occupandosi di politica interna ed internazionale. Da studente universitario ha affiancato alle collaborazioni giornalistiche l'attività di consulente marketing ed editing per la Casa editrice Nuove Idee. Dal dicembre 2013 la sua attività giornalistica è focalizzata principalmente su tematiche economiche e finanziarie per Il Primato Nazionale.

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