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crescita-renziRoma, 12 ago – La crescita italiana è ferma. Resta difatti invariato il Pil del secondo trimestre di quest’anno, un dato che non veniva registrato dal 2014, e che renderà difficilissimo il raggiungimento di una crescita dell’1% per l’intero 2016 così come stimato dal governo Renzi. Il dato, inferiore alle attese, riduce i margini di manovra dell’esecutivo che in autunno vorrebbe varare nuove misure di stimolo all’economia e che sarà altresì sottoposto al giudizio degli italiani sul tema del referendum costituzionale, dal cui esito sarà legato il suo futuro politico.



Renzi e la sua accolita governativa ad aprile avevano stimato una crescita annua pari al +1,2% per il 2016, ma sarà già un miracolo se ci si arresterà ad un misero +0,6%. E per quest’anno diventa ancora più arduo il compito di mantenere l’obiettivo del calo del rapporto debito/Pil.
Piuttosto che un accelerazione della crescita economica, così come ci avevano rassicurato il duo Renzi / Padoan, si ha l’impressione che dopo il rallentamento del trimestre successivo e l’arresto del secondo, il picco del ciclo sia passato dietro di noi. Insomma, ci aspettano tempi ancor più magri se non al limite della recessione, con dati di crescita veramente miseri, soprattutto se confrontati con i dati leggermente più positivi che arrivano dagli altri paesi dell’Eurozona.

Come se non bastasse, ad acuire la mazzata ricevuta quest’oggi dal governo Renzi, ci pensa Bankitalia con il suo periodico Bollettino statistico di “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”, che segnala come il debito pubblico abbia raggiunto nel mese di giugno il nuovo record di 2.248,8 miliardi di euro, in crescita di ulteriori 7 miliardi rispetto al mese precedente. Si tratta del nuovo picco massimo che conferma un trend di crescita inarrestabile. Se si guarda ai sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 9,3 miliardi, quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 2,3 miliardi. Nei primi sei mesi del 2016, il debito delle Amministrazioni pubbliche è aumentato di 77,2 miliardi.

A conferma del sentore negativo che gli italiani hanno, giunge anche il dato relativo alle entrate tributarie salite nel mese di giugno a 45,1 miliardi di euro con un aumento del 5,5% nei primi sei mesi del 2016.
Tasse che quindi restano elevate, economia ristagnante e debito pubblico inarrestabile. C’è ancora qualcuno disposto a credere alla banda di inetti attualmente al governo?

Giuseppe Maneggio

 

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