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Roma, 22 ago – Salvini o Meloni, Meloni o Salvini? I sondaggi si alternano continuamente nel dire che l’uno o l’altra dei due leader detengono il primato elettorale e sono in molti a chiedersi quale scenario si presenterebbe nel caso di elezioni. Stando ai sondaggisti, i due partiti, Lega e Fratelli d’Italia, supererebbero, insieme, il 40%. I sondaggi non dicono, però, se questi due schieramenti potrebbero unirsi, per formare, magari con l’appoggio di qualche fuoriuscito di Forza Italia, un governo. La coalizione Lega-Fdi sembra però plausibile, se si guarda tanto ai valori difesi dai due partiti quanto agli accordi da questi stipulati in sede di campagna elettorale per le prossime elezioni regionali ma, soprattutto, al cosiddetto accordo anti-inciucio, stipulato da Lega, Fdi e Fi il 18 agosto.

Pd-M5S: un’alleanza traballante

Se la destra si presenta sia ideologicamente che strategicamente compatta, altrettanto non si può dire della sinistra, dove molti malumori si stanno manifestando. L’alleanza fra Partito Democratico e Italia Viva è debole, con Matteo Renzi che, pur manifestando in più occasioni perplessità nei confronti delle scelte dell’esecutivo, non si decide a staccare la spina (forse anche perché, come dicono i sondaggi, il ritorno alle urne potrebbe addirittura portarlo fuori dal parlamento). Scricchiola inoltre notevolmente anche l’alleanza Pd-M5S, un’alleanza di pura opportunità politica, fra due schieramenti prima rivali. A riprova di questa crisi latente ci sono le innumerevoli occasioni di polemica fra i due partiti, che Conte è riuscito a gestire solo in parte. I nodi, insomma, stanno venendo al pettine, al punto che è difficile non domandarsi fino a quando il matrimonio Pd-M5S durerà. È verosimile pensare che, senza l’emergenza sanitaria, il governo sarebbe già imploso. Sì, perché se è vero che l’emergenza coronavirus ha messo a dura prova l’esecutivo (o una parte di esso), è anche vero che, allo stesso tempo, lo ha anche tenuto in piedi, sospendendo l’eventualità di una crisi di governo in piena burrasca: causare una crisi di governo sarebbe stato giudicato un atto irresponsabile e avrebbe fortemente screditato chi avesse causato tale crisi.

Le colpe del governo

Negli ultimi mesi, però, i motivi di astio contro l’esecutivo e la maggioranza non sono mancati: l’emergere di un sistema di corruzione all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura che ha indignato profondamente gli italiani ma che, al contempo, non è stato affrontato con sufficiente energia dal mondo politico; l’aumento incontrollato degli sbarchi; ma, soprattutto, le conseguenze psicologiche, sociali ed economiche, molte delle quali ancora in divenire, dei vari lockdown e delle numerose restrizioni stabilite a ritmo continuo dal governo. Si è assistito, in questi mesi, a situazioni che probabilmente vanno al di là dei limiti costituzionali e che hanno generato un clima di terrore, di sospetto e di odio (città deserte, droni che spiano le vie, bagnanti solitari inseguiti in spiaggia, ecc.). Alle conseguenze psicologiche, gravi, si aggiungono però, anche, le conseguenze economiche: sono molte le fonti autorevoli che lanciano l’allarme sull’aumento spaventoso di disoccupati che si avrà in autunno, con lo sblocco dei licenziamenti.

Un contesto economico allarmante

La situazione è esplosiva. Come sottolineato persino da membri dell’esecutivo, il contesto economico che si verrà a creare in autunno potrebbe portare a fortissimi scontri sociali. In autunno, il governo dovrà fare i conti con la piazza; ed è forse perché hanno consapevolezza di ciò che i membri della maggioranza stanno rivalutando le loro posizioni e si stanno domandando come scaricare la colpa su qualcun altro. In particolare, sembra che, lentamente ma chiaramente, il Pd voglia sganciarsi dal M5S, per poter scaricare sul loro operato la responsabilità e non essere coinvolto nella resa dei conti. I pentastellati sono alleati pericolosi, per molte ragioni: perché Giuseppe Conte è, in fondo, un loro uomo; perché, dal tempo delle ultime elezioni, sono gli unici ad aver governato ininterrottamente; e perché hanno già dimostrato in più occasioni un atteggiamento voltagabbana (si sono alleati con il loro peggiore nemico, il Pd, hanno abolito senza troppe remore un loro sacro principio, quello del monomandato, ecc.) che ha creato rancori sia nell’elettorato che all’interno del partito. Questo atteggiamento ballerino, unito al clamoroso fallimento di una delle loro pochissime proposte, cioè il reddito di cittadinanza, peraltro bocciato quasi all’unanimità dal mondo economico, costerà caro ai Cinque Stelle.

Una crisi che colpisce tutti

Che la resa dei conti sia dietro l’angolo è altamente probabile: se le previsioni sul reflusso economico sono corrette, la crisi d’autunno si diffonderà a macchia d’olio, coinvolgendo la stragrande maggioranza dei settori e delle categorie; ed è proprio per questo che la protesta che seguirà sarà più pervasiva e incisiva di quanto è stato negli anni precedenti. Perché la crisi, questa volta, non colpisce soltanto le fasce deboli; essa è invece di tale intensità ed estensione da colpire, per usare una terminologia oggi in disuso, tutte le classi sociali, tanto la classe operaia quanto la piccola e la media borghesia. E, come ci insegna la storia, quanto questo avviene, o la classe politica è in grado di rinnovarsi e di agire con energia oppure è destinata a sparire. Allo stato attuale, non pare che la maggioranza sia in grado di agire con decisione, di fronteggiare un periodo di scontro sociale: la politica giallofucsia prosegue seguendo le logiche della vecchia politica, fra accordi e accordini, malgrado le promesse di rinnovamento gridate nelle piazze da Grillo e dai suoi seguaci.

Edoardo Santelli

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