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Crescita: il Def taglia le stime sul Pil. Ancora una volta

by Filippo Burla
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Def PadoanRoma, 8 apr – Lancia la previsione, poi correggila al ribasso. Da quando la crisi è cominciata, nel lontano 2007 – arrivando in Europa, dove ha amplificato i suoi effetti, l’anno successivo – non una stima sugli indicatori di finanza pubblica ha mai rispettato quella preventivata. E il 2016, che nelle intenzioni dovrebbe (o doveva?) essere l’anno della svolta, non farà eccezione.

Nella bozza di Def – il documento di economia e finanza che delinea le politiche economiche del governo – appena emessa, il ministero dell’Economia traccia un quadro decisamente più pessimista rispetto a quanto ci si attendeva. A partire dal Pil, che quest’anno era dato in crescita del +1.6% ma si attesterà, per ora, ad un più modesto +1.2%. Non una grandissima correzione in assoluta (“solo” 0.4 punti), ma in percentuale significa un arretramento del 25%, un quarto in meno. Il che, già di per sé, la dice lunga sulle (in)capacità di previsione nonché sulle prospettive future. Le quali, infatti, non sono incoraggianti: se qualcuno sperava di poter acciuffare addirittura il 2% dovrà ricredersi: sempre nel Def si stima che nel 2017 si toccherà quota +1.4%, +1.5% nel 2018 per ritornare a +1.4% nel 2019. Ammesso e non concesso che anche queste cifre non finiscano di nuovo sotto revisione.

Meglio non andrà per la dinamica del debito, dato originariamente in calo al 131.4% del Pil (rispetto al 132.7% odierno) che dovrà però accontentarsi – stando ai numeri illustrati nel Def – di scendere ad un più pesante 132.4%. Un punto esatto di margine di errore, troppo poco per essere sicuri che l’obiettivo verrà effettivamente centrato.

Leggi anche – Debito pubblico: ecco perché con la moneta unica non potrà mai calare

L’unica nota positiva arriva dal rapporto deficit/Pil, che dopo aver toccato il 2.6% nel 2015 continuerà a scendere abbassando l’asticella al 2.3% quest’anno. Positiva fino ad un certo punto, dato che la combinazione recessione più austerità (che ha fra i suoi parametri proprio il rigore di bilancio pubblico) è stata una delle cause dell’innesco di quel circolo vizioso che ha fatto crollare il Prodotto interno lordo portando al rialzo tutti gli indici relativi. Dopo anni, sembra essersene reso conto anche il governo, che nella nota allegata dal Def firmata da Padoan spiega di ritenere “inopportuno e controproducente adottare una intonazione più restrittiva di politica di bilancio”. Peccato che il percorso di riduzione del deficit vada esattamente nella direzione opposta.

Filippo Burla

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