agenzia delle entrateRoma, 21 mar – Il caso dei dirigenti incaricati nelle agenzie fiscali si sta rivelando di non facile soluzione, né per il governo né per la stessa Agenzia delle entrate che, per il numero di persone interessate, è la più coinvolta e che vede messa seriamente a rischio l’operatività degli uffici avendo visto decadere da un giorno all’altro circa il 75% del totale dei dirigenti.

Fonti vicine al governo parlano di un tentativo, da parte dei vertici dell’Agenzia, di far riproporre al governo una norma “salva incaricati” molto simile a quella approvata dal governo Monti e che è stata dichiarata incostituzionale soltanto pochi giorni fa dalla Consulta. Tentativo al momento andato a vuoto per la ferma opposizione di Renzi che ha spiazzato anche il ministro Padoan, che invece si era detto maggiormente possibilista. Uno scontro tra presidente del consiglio e il suo ministro dell’economia che, pare, abbia portato il governo alle soglie di una vera e propria crisi, con conseguente rimpasto e sostituzione del titolare del dicastero di via XX settembre.

Due sentenze, una del Consiglio di Stato ed una della Corte Costituzionale, hanno definito illegittimi gli incarichi dirigenziali assegnati senza una procedura concorsuale e la norma che sanava per tre anni questa situazione è stata dichiarata contraria ai principi costituzionali. Sarebbe stato al limite della follia riproporre nuovamente una norma che avrebbe avuto il sapore della beffa per i dipendenti dell’Agenzia che ormai da due decenni attendono un vero concorso nella propria amministrazione e per i contribuenti che sono venuti a scoprire che la prima ad aggirare le norme (testuali parole della sentenza della Consulta) è proprio l’Agenzia delle entrate. E’ importante notare, inoltre, che la prima sentenza, quella del Tar del Lazio, che aveva dichiarato illegittimi gli incarichi dirigenziali ad personam risale al 2011 e nonostante ciò le agenzie fiscali non hanno fatto alcunché per sanare la situazione patologica che si era incancrenita negli anni.

Peraltro, sempre le stesse fonti, riferiscono anche dell’idea nel medio termine, da parte dei vertici dell’Agenzia delle entrate, di un concorsone – sanatoria nel quale verrebbe riconosciuto un punteggio abnorme a chi in passato ha ricoperto, per l’appunto, incarichi dirigenziali. Ma ciò che evidentemente sfugge agli stessi vertici è che negli ultimi tre anni già due concorsi per dirigenti banditi dalla stessa amministrazione sono stati bocciati dal Tar proprio in virtù di norme poco chiare sull’assegnazione di punteggio agli incaricati. Non vorremmo che qualcuno giocasse a bandire concorsi annullabili per poi dire al governo: “Visto? Noi abbiamo fatto il possibile ma la giustizia amministrativa ci ha bloccato. Possiamo intanto nominare qualche altro dirigente?”.

Walter Parisi

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