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Parigi, 26 lug –  La politica economica espansiva della Francia ha creato un enorme debito pubblico. Il liberale Macron negli ultimi mesi non ha badato a spese. A farlo notare è stata una lunga missiva scritta dal presidente della Banca centrale francese, Francois Villeroy de Galhau ed inviata all’Eliseo. In questa lunga lettera (18 pagine, come riporta il quotidiano Italia Oggi) Villeroy de Galhau invita, per usare un eufemismo, Monsieur le Président a ridurre il debito pubblico e tornare verso il rispetto dei parametri del patto di stabilità Ue. Ovviamente il fatto non è passato inosservato, e a Berlino i fautori dell’austerity hanno allertato la Merkel. Paradossalmente questa è una buona notizia. Infatti, si apre una faglia nello schema rigorista che ha caratterizzato le politiche dell’Ue. Vediamo perché.

Macron ha aperto i cordoni della borsa

La Francia, come tutte le nazioni europee, ha risposto alla crisi economica causata dal coronavirus con massicci investimenti pubblici. Il capitalismo francese ha sempre avuto una vocazione nazionalista, soprattutto nei momenti tragici. Ecco perché il liberale Macron si sta impegnando per riportare in Francia le produzioni industriali strategiche.

L’intervento pubblico dell’Eliseo non si è fermato qui. Come ha riportato il quotidiano Le Figaro il governo francese sta pianificando la nazionalizzazione di 10mila negozi e botteghe dei piccoli centri, che rischiano di sparire per sempre a causa dell’e-commerce e degli effetti della pandemia. Dopo mesi di chiusura forzata Parigi vuol dare un po’ di respiro alle piccole attività commerciali che hanno pagato il prezzo più alto alla crisi provocata dal Covid-19. Se il processo andasse in porto, il governo tramite la Caisse des Dépôts et Consignations (l’equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti) acquisirebbe locali commerciali situati nei centri delle città e a rischio chiusura per affitarli agli esercenti a prezzi più convenienti. La politica espansiva del leader di En Marche non si ferma qui. Nonostante le già citate raccomandazioni della Banca Centrale, Macron ha bisogno di recuperare il consenso perduto, e per questo vuole allentare la stretta fiscale. A partire da quella sulla casa che dovrebbe rimanere solo per le fasce di reddito più alte. L’Eliseo punterà anche sui giovani che potranno generare circa 300mila posti di lavoro.

Per le fasce sociali più basse sono previste misure eccezionali. Ad esempio si passa da 140mila a 240mila contratti di servizio civile. Sul versante della spesa pubblica, la Francia è diventata, insieme all’Italia, l’osservata speciale. La situazione dei cugini d’Oltralpe non è grave solo per il debito. La Francia registra un calo dei consumi (-10%), la contrazione dei risparmi accumulati dalle famiglie (quest’anno raggiungeranno quasi i 100 miliardi di euro) senza contare i ventisette miliardi in meno di gettito fiscale e il deficit di 220 miliardi. Ora è più facile capire la preoccupazione dei rigoristi. Anche se a quest’ultimi possiamo ricordare che anche la Merkel ha attuato politiche economiche espansive. Vediamo quali.

Anche la Merkel è stata (ed è) una “spendacciona”

Come abbiamo detto anche Berlino ha tirato fuori il suo bazooka (o panzerfaust per i nostalgici). A marzo in pieno lockdown i ministri delle Finanze e dell’Economia, Olaf Scholz e Peter Altmaier, annunciavano un “programma di crediti illimitati” per le aziende del paese che devono affrontare problemi di liquidità. I tedeschi hanno messo sul tavolo ben 550 miliardi di euro. Si tratta di “uno scudo di protezione per lavoratori e imprese”, ha detto Scholz davanti alle telecamere, aggiungendo che “non c’è un limite verso l’alto” della somma che sarà erogata.

Tutti hanno accusato la Merkel di ipocrisia, ma solo pochi si sono sforzati di capire come la Germania riesce ad immettere liquidità senza generare debito pubblico. Ricordiamo brevemente che Berlino può contare sulla Kreditanstalt für Wiederaufbau, per gli amici Kfw. Questo ente è semplicemente azionista della Kfw Ipex-Bank, che svolge attività bancaria ma non supera la soglia dei 30 miliardi: per questo motivo è esentata dalla vigilanza della Bce, non deve sottostare ai requisiti di capitale e alle regole dell’Unione bancaria. Inoltre, opera come una banca centrale rispondendo al governo che è il suo azionista di riferimento.

Ma non è solo questa l’arma più efficace dei tedeschi. A Berlino già da un paio d’anni si sta cercando di fare di tutto per difendersi dall’avanzata degli stranieri. Come è stato sottolineato da Limes, “nel tentativo di riequilibrare almeno in parte le relazioni in campo industriale Berlino non ha solo incrementato gli appelli alle riforme di mercato in Cina, ma ha anche abbassato la soglia di scrutinio dell’investimento straniero nelle imprese tedesche giudicate di rilevanza strategica (come le utilities, l’alimentare e i media), portando dal 25 al 15% del capitale la percentuale oltre la quale il governo può intervenire per bloccare un’acquisizione”. Infine, nel febbraio del 2019 il ministro Peter Altmaier propone un fondo sovrano anti-takeover. Un’iniziativa in cui si manifesta chiaramente la volontà di creare un’autorità pubblica volta a gestire investimenti di carattere strategico in aziende tedesche che rischiano di essere scalate da concorrenti o fondi stranieri. Un messaggio rivolto ai cinesi ma anche ai fondi americani come Cerberus.

L’Italia di fronte all’asse franco-tedesco

E veniamo a noi. Forse anche qualcuno a Roma si sta riprendendo dalla sbornia liberista che ci ha annebbiato la vista negli ultimi trenta anni. La crisi ha causato una grave erosione del capitale di decine di aziende strategiche quotate. Il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) il deputato leghista Raffaele Volpi è stato tra i primi a lanciare l’allarme. Volpi ha invitato la Consob a “sollecitare e sostenere qualsiasi azione di maggior vigilanza verso azioni, speculative o aggressive tendenti a modificare, in questo particolare momento, assetti di controllo e di governance di società quali quelle dei settori bancario-assicurativi, telecomunicazioni, energia e difesa che debbono rimanere nell’alveo dell’interesse nazionale”.

L’appello del leghista finora è rimasto lettera morta. Il dibattito negli ultimi mesi si è spostato sulla Cassa Depositi e Prestiti. La Cdp dovrebbe essere il veicolo per creare un fondo sovrano italiano, con una dotazione importante, per poter intervenire in emergenza e ricapitalizzare le aziende strategiche italiane qualora rimanessero scoperte sul mercato. Ma anche in questo caso le intenzioni giacciono nelle commissioni della Camera o del Senato. Nel confronto con la Francia e la Germania l’unica cosa che deve spaventarci è l’ignavia. I mezzi, infatti, non mancano anche perché noi a differenza dei francesi possiamo contare su un elevato risparmio. Si tratta solo di saperlo convogliare per rimettere in moto gli investimenti pubblici. È inutile chiedere l’aiuto di Bruxelles se non riusciamo a sfruttare al meglio le risorse che possediamo. Se alla predisposizione alla questua sostituiamo la volontà di potenza possiamo risorgere senza prestiti o sussidi.

Salvatore Recupero

1 commento

  1. Dopo lo spettacolo di Stati indebitati fino al collo che pretendono di dettare leggi e condizioni, stiamo assistendo all’avvio dell’indebitamento della Comunità Europea, nella sua essenza.