Sappiate che ogni volta che parlate di debito pubblico, di politica monetaria o fiscale senza averne la minima cognizione, in qualche parte del mondo un economista magari non muore, ma si incazza tantissimo. Come disse lo statunitense Murray Rothbard, non è un crimine ignorare la teoria economica, che è, dopotutto, una disciplina specialistica che la maggior parte delle persone considera una «scienza triste». Ma è assolutamente irresponsabile esprimere opinioni forti su argomenti economici rimanendo in questo stato di ignoranza. Lungi dal voler colmare qualsivoglia lacuna, e ben consapevole di non avere risposte certe, inauguriamo questa rubrica parlando di uno dei grandi temi del momento: l’inflazione.

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di settembre 2022

Che cos’è l’inflazione e a cosa è dovuta

Tecnicamente parliamo di un aumento progressivo e prolungato dei prezzi in un determinato periodo di tempo, quasi sempre associato a una perdita del potere di acquisto. Solitamente le banche centrali provano a contrastare questo fenomeno con l’aumento dei tassi di interesse, rendendo il denaro «più caro» e favorendo una diminuzione dei consumi che, almeno in teoria, dovrebbe servire a calmierare i prezzi.

Ma questa teoria tanto cara ai monetaristi è più un atto di fede che una certezza. L’aumento dei tassi sicuramente frenerà la domanda di beni e servizi, rendendo il denaro più costoso e i prestiti meno attraenti, ma il problema che stiamo vivendo oggi riguarda sostanzialmente l’offerta degli stessi beni e servizi. La pandemia prima e la situazione bellica poi, hanno causato un’impennata dei costi e un conseguente innalzamento dei prezzi, rendendo le merci più costose da produrre e trasportare. La soluzione proposta dalle banche centrali è quella di adeguare al ribasso la domanda, cercando di far calare i consumi aumentando i tassi di interesse. Tutto molto bello, se non fosse che è molto verosimile che si assista alla distruzione di posti di lavoro e a un conseguente aumento della povertà. Certo, i banchieri centrali non lo ammetteranno mai. Affermano che il mercato del lavoro è in buone condizioni, e le persone hanno riserve di risparmi che permetteranno di consumare la stessa quantità di beni anche con prezzi più alti. Ma si sa che Powell, Lagarde e compagnia cantante sono dei burloni a cui piace scherzare. La verità è che, alzando i tassi, stanno creando uno…

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