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occupazione lavoroRoma, 30 apr – Migliora leggermente il dato sui disoccupati, ma l’Italia resta agli ultimi posti nell’Unione Europea per tasso di occupazione. Sono dati in chiaroscuro quelli appena pubblicati dall’Istat e che segnalano come, dalla fine dei contributi alle assunzioni e stante la pressoché nulla incidenza del Jobs Act, la situazione resti sempre critica.



“Sebbene gli ultimi dati presentati ieri sulla disoccupazione dall’Istat ci dicono che le cose stanno migliorando, il nostro paese continua a registrare dei ritardi occupazionali molto preoccupanti. Tra i 28 paesi dell’Unione europea solo la Croazia e la Grecia presentano un tasso di occupazione più basso del nostro (56.3%)”, spiegano dalla Cgia di Mestre. “Questo tasso – continua l’associazione degli artigiani – è ottenuto rapportando il numero degli occupati presenti in un determinato territorio e la popolazione in età lavorativa tra i 15 e i 64 anni. In buona sostanza, l’indice consente di misurare il livello di occupazione presente in una nazione. Al netto di disoccupati, scoraggiati e inattivi emerge che in Italia la platea degli occupati registra un gap di 17.7 punti percentuali con la Germania, di 16.4 punti con il Regno Unito e di 7.9 punti con la Francia“.

“Il tasso di occupazione – spiega Paolo Zabeo, responsabile dell’ufficio studi della Cgia – è più importante, perché lega questo indice a doppio filo con il livello di produzione di ricchezza di un’area. In altre parole, tra il numero di occupati e la ricchezza prodotta in un determinato territorio c’è un rapporto diretto. Al crescere dell’uno, aumenta anche l’altra”. Ecco perché il tasso di disoccupazione, sia pur rilevante nell’analisi, non basta a dare il quadro completo della situazione. Senza un confronto si rischia di dare una visione parziale e falsata: è già successo nel recente passato che occupazione e disoccupazione aumentassero in contemporanea, o anche che la disoccupazione diminuisse solo grazie a “trucchi” statistici.

Senza una prospettiva di più lungo termine, d’altronde, sembra pressoché impossibile dare una decisa sterzata al circolo vizioso della non creazione di lavoro. ““Per ridare slancio all’occupazione – afferma infatti il segretario della Cgia, Renato Mason – dobbiamo tornare a investire, visto che negli ultimi 8 anni questo indicatore ha subito una caduta verticale di quasi 30 punti percentuali. Altrimenti, c’è il pericolo che il nostro paese perda la sfida dell’innovazione, della ricerca, della competitività e scivoli in una stagnazione economica senza vie d’uscita“.

Filippo Burla

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