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Roma, 1 mag – Occupazione in calo, disoccupazione stabile, aumento degli inattivi. E’ questa la prima “fotografia” scattata dall’Istat sul lavoro ai tempi dell’epidemia di coronavirus. La rilevazione, relativa al mese di marzo, pur risentendo delle difficoltà nella raccolta e nella conseguente elaborazione dei dati – l’istituto invita a considerarli ancora come provvisori – traccia un quadro a tinte chiaroscure.

Occupazione ancora in calo

Il primo dato che balza all’occhio è quello degli occupati, che rispetto ai massimi (di cinque anni) toccati a metà 2019, proseguono in un costante calo. Sono 27mila in meno rispetto a febbraio, con una riduzione dello 0,2% per le donne e dello 0,1% per gli uomini. Una tendenza che si consolida anche sul medio termine: “Confrontando il trimestre gennaio-marzo 2020 con quello precedente (ottobre-dicembre 2019) – si legge – l’occupazione risulta in evidente calo (-0,4%, pari a -94mila unità)”.

Il (finto) crollo della disoccupazione

A fronte di una contrazione nel numero di occupati, non si assiste ad una dinamica uguale e contraria nel campo di disoccupati. La disoccupazione, al contrario, registra un record apparentemente positivo: rispetto ai massimi (il 12,5%) sfiorati nel 2015, a marzo 2020 la percentuale di chi è alla ricerca di un lavoro cala ancora e, dal 9,3 di febbraio, fa segnare ora 8,4%.

Fanno in totale 267mila persone in meno che in qualche modo “escono” dalla disoccupazione, per andare però dove? L’Istat non ha molti dubbi al riguardo: “La diminuzione marcata della disoccupazione si associa alla forte crescita dell’inattività”, vale a dire di coloro che non sono classificati né tra gli occupati né tra i disoccupati, al cui interno troviamo anche gli scoraggiati, chi cioé potrebbe essere in cerca di impiego ma ha rinunciato a farlo perché convinto di non poterlo trovare. Gli inattivi fanno infatti segnare +301mila unità, testimoniando una sorta di “travaso” che evidenzia le difficoltà in cui si trova il mercato del lavoro.

Filippo Burla 

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