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Agenzia delle EntrateRoma, 17 ott – Il Presidente del Consiglio Renzi ha annunciato una svolta per l’amministrazione finanziaria italiana con l’accorpamento del concessionario della riscossione, Equitalia, nell’Agenzia delle Entrate mentre per quest’ultima dovrebbe venire garantita maggiore autonomia gestionale e contabile nel rispetto dei suggerimenti del Fondo Monetario Internazionale e dell’OCSE.



Davanti ad un annuncio tanto importante viene però da chiedersi in cosa consisterà questa svolta che, se avvenisse davvero nei termini esposti da Renzi, sarebbe epocale. Proprio per questo dobbiamo partire dall’ente incorporante, ossia l’Agenzia delle Entrate. Sulla base delle poche informazioni a disposizione parrebbe esserci un’unica via per la trasformazione che si sta profilando: il passaggio dalla qualifica di agenzia amministrativa, cioè di ente pubblico non economico, a vero e proprio ente pubblico economico (EPE). Allo stato attuale dei fatti quella dell’EPE sembrerebbe l’unica soluzione soprattutto per la maggiore autonomia “in merito all’assunzione e incentivazione di personale, bilanciata da una maggiore vigilanza strategica a livello governativo”. In questo modo il governo, infatti, manterrebbe il controllo sul nuovo ente accertatore dei tributi erariali attraverso la nomina del Presidente e dei più alti dirigenti per decreto, ma toglierebbe la struttura dall’alveo della pubblica amministrazione dando così mano libera al nuovo organismo soprattutto in materia di reclutamento sia dei dipendenti che dei dirigenti. Insomma, sarebbe un modo per salvare dall’impasse l’AdE dopo le sonore bastonature da parte della Corte Costituzionale e della giustizia amministrativa in relazione ai dirigenti incaricati e ai concorsi per il reclutamento di dirigenti.

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Una volta risolta la questione della natura giuridica del la nuova Agenzia diventerebbe più semplice anche l’incorporazione di Equitalia, dato che nella situazione attuale si tratterebbe di accogliere in seno all’amministrazione alcune migliaia di lavoratori che non hanno mai passato un concorso pubblico e che, peraltro, hanno il proprio rapporto di lavoro regolato da un contratto privatistico, quello dei bancari. Naturalmente tutto quanto sopra esposto è solo un’ipotesi basata sulla solita dichiarazione-spot di Renzi alla quale viene da chiedersi se seguirà una vera realizzazione e soprattutto se seguirà nei termini annunciati. Anche perché la trasformazione dell’Agenzia delle Entrate in EPE da una parte lascerebbe una maggiore autonomia organizzativa e contabile al nuovo ente ma farebbe sorgere notevoli dubbi circa la possibilità per quest’ultimo di svolgere funzioni pubblicistiche nei confronti dei contribuenti, quali l’attività d’accertamento tributario e quella di riscossione delle imposte.

Per adesso, insomma, siamo alla solita fase degli annunci, mentre le due agenzie fiscali sono alle prese con sempre maggiori problemi: quella delle Dogane investita dallo scandalo dei concorsi truccati, mentre quella delle Entrate incapace di organizzare un concorso rispettoso delle norme in materia e con il rischio di ritrovarsi al 31 dicembre con poco meno di 300 dirigenti che dovrebbero coprire oltre 700 uffici. Vedremo a breve se la “cura” di Renzi si rivelerà peggiore del “male” che intende guarire.

Walter Parisi

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