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Roma, 31 mag – Dopo il latte, il parmigiano reggiano. Nel silenzio del governo, mentre si prepara la fusione tutto tranne che alla pari tra Fca e Renault, un’altra eccellenza dell’agroalimentare tricolore finisce così nelle mani dei francesi di Lactalis.

Parmigiano “francese”

Parliamo di Nuova Castelli, azienda della provincia di Reggio Emilia che produce e distribuisce numerosi marchi della nostra tradizione, oltre ad essere il principale esportatore di parmigiano nel mondo con oltre 100 mila forme destinate al mercato estero, dove realizza il 70% dei suoi 460 milioni di fatturato.

L’accordo riguarda 16 siti produttivi, di cui 13 in Italia e 3 all’estero. L’obiettivo di Lactalis è quello di rafforzare, spiega la società transalpina, “la sua leadership nella distribuzione dei formaggi italiani Dop sui mercati internazionali, dove è già protagonista con una presenza commerciale e distributiva in oltre 140 paesi”.

Una presenza ingombrante

L’acquisizione di Nuova Castelli non è la prima operazione che Lactalis conduce in Italia. Prima dell’affaire parmigiano, infatti, il gruppo della Loira ha effettuato una serie di operazioni che le hanno di fatto permesso di controllare oltre un terzo del settore lattiero-caseario tricolore. Sono di proprietà Lactalis, infatti, marchi come Parmalat, Galbani, Invernizzi, Vallelata, Locatelli, Cademartori.

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Non sempre queste acquisizioni si sono risolte in maniera indolore. L’ultima in ordine di tempo – Parmalat – ha infatti coinciso con una serie di operazioni grazie alle quali i francesi hanno messi le mani sulla ricchissima cassa del gruppo di Collecchio. Una liquidità da centinaia di milioni di euro, accumulata negli anni successivi al crac, che senza colpo ferire è stata trasferita oltralpe. Dove potrebbe presto finire anche la dirigenza della storica realtà parmigiana, destinata nonostante le promesse – doveva diventare il polo europeo del latte – ad essere trasferita ed inglobata nel quartiere generale di Laval. Lasciando all’Italia le briciole.

Italia sempre più marginale

La proprietà di Nuova Castelli, controllata fino a ieri da un fondo d’investimento inglese, dice già molto sulla nostra capacità di difendere eccellenze costruite nei decenni. Ma a questo giro potrebbe andare persino peggio.

Lactalis, oltre che per la sua lunga campagna acquisti, è infatti nota alle cronache anche per l’estrema ritrosia dei Besnier (la famiglia che da generazioni controlla il gruppo) verso la comunicazione d’impresa. I bilanci sono spesso quasi un segreto di stato, le acquisizioni avvengono all’improvviso e dopo trattative sotterranee che emergono solo all’ultimo, le decisioni sulla strategia vengono palesate quando sono ormai già compiute. Lasciando così spazio nullo alle possibili contromisure. E, nel caso dell’Italia, riducendoci a poco più che un terreno di conquista.

Filippo Burla

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