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mercato-azionarioMilano, 22 gen – L’introduzione del bail in ha stravolto le carte in tavola agli investitori finanziari che devono adeguarsi alle nuove regole e aggiustare le proprie valutazioni al nuovo scenario di rischio. Ma del resto è pur sempre evidente che quando i mercati scendono in modo così repentino a farne le spese sono sempre i titoli o settori più deboli che ne pagano il prezzo più alto. E sono proprio le banche italiane ad essere l’anello debole di una catena che rischia di spezzarsi.

Scarsa redditività, crediti in sofferenza in numero eccessivo e forte esposizione ai titoli di Stato: questi i principali problemi delle banche italiane che dall’inizio della crisi, che ha colpito la zona euro, poco o nulla hanno fatto per ristabilire la qualità degli attivi. Oggi a pagarne le spese sono le banche italiane più fragili, e fintantoché i tassi d’interesse sui titoli di Stato rimarranno ancorati agli attuali livelli, il rischio sistemico rimarrà basso. Ma si deve considerare la correlazione positiva esistente tra i titoli di Stato e le performance dei titoli finanziari italiani. Un’eventuale accelerazione delle vendite sui titoli finanziari si tradurrebbe inevitabilmente in una ripercussione sui rendimenti obbligazionari che trascinerebbe l’Italia in un vortice dal quale sarebbe difficile uscirne fuori. A quel punto il rischio sarebbe sistemico.

E’ importante, a questo punto, che la Bce e il sistema bancario italiano trovino il modo per accelerare il processo di pulizia dai crediti in sofferenza. Quanto prima, viste le veloci tempistiche con cui agiscono i mercati finanziari.

La giornata di ieri ha visto la rivalsa dei principali asset finanziari, sottoposti dall’inizio di quest’anno a vendite incessanti da parte dei grandi investitori internazionali. Le parole di Mario Draghi hanno favorito il rimbalzo che si sta palesando anche in queste ore. Il numero uno della Bce ha anticipato nuove imminenti mosse di politica monetaria espansiva già a marzo. Probabilmente verrà rafforzato il quantitative easing e forse verrà tagliato ulteriormente il tasso sui depositi presso la Bce su livelli ancor più negativi di quelli di oggi, ma la sensazione è che la crisi non sia finita e i rimbalzi di ieri e oggi possano essere semplicemente un movimento di natura tecnica. I principali indicatori del trend segnalano ancora elevate possibilità di ribasso nelle prossime settimane e quello a cui stiamo assistendo da ieri altro non sarebbe che l’ennesima scommessa dei mercati bramosi di nuove iniezioni di liquidità.

Giuseppe Maneggio

 

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