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Roma, 24 nov – Se c’è in Italia una forza politica che più provinciale non si può, questa è il Partito Democratico, insieme alla sua stampella Italia Viva. L’aggettivo (“provinciale”, non “democratico”) non avrebbe nemmeno una connotazione negativa in sé, non fosse che i dem nostrani si ritrovano sempre lontani anni luce da quello che è il dibattito in corso. Ecco allora che, mentre in Europa si discute di liquidarlo (nella sua attuale forma) e la Lagarde ammette candidamente che la Bce potrebbe monetizzare la qualunque, loro tornano all’attacco per chiedere di attivare il Mes.



Ancora il Mes? Ma non dovevamo vederci più?

L’occasione è stata l’ultimo vertice dei capi delegazione di maggioranza, appena concluso a Palazzo Chigi. Sul tavolo, fra le altre cose, la riunione Ecofin del 30 novembre che dovrebbe riprendere, dopo la sospensione all’inizio della pandemia, le discussioni proprio sulla riforma del Meccanismo. Perché allora non sfruttare la ghiotta occasione per riprendere da dove si era rimasti? E’ così che Pd e Iv hanno, di nuovo, gettato il Mes nella mischia.

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Tra i più attivi, a questo giro, si segnalano Dario Franceschini e, per i renziani, Teresa Bellanova. Cambiano gli interpreti, non muta il risultato: le due anime del centrosinistra insistono perché il governo non abbia remore ad attingere alle risorse del Mes, gli ormai famosi 36 miliardi da destinare alla sanità. Identiche anche le motivazioni: “Il Recovery Fund si sta dilungando nei tempi, oggi più che mai il Mes sarebbe necessario, quei soldi potrebbero arrivare nel giro di qualche mese”, spiegano dal Pd. Proposta di fronte alla quale, almeno per il momento, il M5S non sembra proprio sentirci. Dalla loro hanno anche la sonora bocciatura della risoluzione parlamentare che ne chiedeva l’utilizzo, arrivata non più tardi del mese scorso

Unica spiegazione: vogliono farci commissariare

Nessuno gli ha evidentemente fatto notare che, non più tardi di oggi stesso, i Btp a 7 e 10 anni hanno toccato un nuovo minimo storico di rendimento, continuando così ad accorciare la forbice rispetto alla presunta convenienza della provvista del Fondo. Tanto più che i nostri Titoli di Stato non portano con loro alcuna condizione, a differenza delle prestiti Mes che erano, sono e restano – al pari di quelli del Recovery Fund – l’anticamera del commissariamento Ue. Che è poi, escluse per logica tutte le altre ipotesi, l’unico motivo per il quale Pd e Iv continuano con insistenza a spingere sul punto.

Filippo Burla

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