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Roma, 10 apr – Il commento più ficcante ci viene consegnato dall’anonimo utente Tidus of Zanarkand, che in risposta ad un tweet della corrispondente da Bruxelles per il Financial Times, Mehreen Khan, l’ha buttata sul calcistico: Olanda batte Italia 3 a 0. Rete del premier Mark Rutte che spazza via dal campo sin da subito qualsiasi velleità di solidarietà europea, radoppia il ministro delle Finanze Wopke Hoekstra negando la gioia degli eurobond, chiude i giochi un autogol di Roberto Gualtieri che stende ogni ipotesi di recupero in extremis per eliminare il Mes dal tavolo.

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“Il Mes è uno strumento sicuramente inadeguato. Gli eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, una risposta efficace, adeguata all’emergenza che stiamo vivendo”. Parole di Giuseppe Conte, pronunciate non più tardi dello scorso 6 aprile, con le quali il presidente del Consiglio escludeva categoricamente la possibilità che l’Eurogruppo potesse dire di sì all’attivazione del Meccanismo, mentre la mutualizzazione del debito – che per tutta una serie di motivi resta comunque un’idea comunque non necessariamente desiderabile – era a suo giudizio l’unica strada realmente percorribile. C’era da credergli, dato che il consesso che riunisce i ministri delle Finanze dell’eurozona delibera all’unanimità e quindi qualsiasi opposizione risultata di blocco. Com’è andata? Esattamente al contrario: gli eurobond non ci sono, il Mes sì.

Non esiste un Mes “leggero”

Un Mes in versione leggera, si dirà, senza l’imposizione di particolari condizioni. Vero solo a metà. La bozza di accordo – che dovrà ora essere sottoposta al consiglio Ue, dal quale salvo colpi di scena uscirà pressoché immutata – è abbastanza chiara in merito: al punto 16 si prevede che le linee di credito del Meccanismo, attivabili nel giro di due settimane, potranno arrivare al 2% del Pil di ciascun Stato membro, da destinare esclusivamente al finanziamento delle spese sanitarie legate all’epidemia di coronavirus. Chi decide quali sono? Non certo il governo, dato che i termini del prestito dovranno essere concordati con il direttivo del Mes stesso.

I problemi nascono subito dopo. L’assenza di condizionalità vale infatti solo fino al termine dell’emergenza: “Successivamente – si legge – gli Stati membri dell’area euro si impegneranno a rinforzare i fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il coordinamento economico e fiscale Ue e nell’ambito del quadro di monitoraggio, ivi inclusa ogni forma di flessibilità concessa dalle istituzioni”. Tradotto: finito il periodo critico, per chi avrà attinto ai fondi del Mes e non avrà restituito anche solo parte di quanto ricevuto, le condizionalità ritorneranno. E potranno essere aggiunte, integrate, modificate in qualsiasi momento anche senza l’approvazione del debitore. E’ messo nero su bianco dall’articolo 7 del regolamento 472/2013, il quale prevede la possibilità di modificare in itinere i paletti del memorandum siglato.

Il Mes può essere imposto?

L’unica via d’uscita da questo girone infermale, la cui sola menzione all’interno delle conclusioni dell’Eurogruppo è già di per sé un grimaldello, esiste. E’ quella di non ricorrere al Mes, ipotesi che già monta all’interno della maggioranza: ne è convinto il capo politico M5S – da sempre, almeno sulla carta, contrario ad adire al Meccanismo – Vito Crimi, che lo definisce “molto pericoloso” e assicura che non verrà mai attivato.

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Funziona davvero così? Solo in teoria, perché il diavolo si annida nei dettagli. Il Mes è stato infatti pensato per nazioni con difficoltà di accesso ai mercati. Una condizione in cui, attualmente, l’Italia non si trova: alle ultime aste la domanda di Bot e Btp è stata sempre sensibilmente superiore all’offerta. Farcela precipitare, tuttavia, è un attimo. Basta ad esempio una frase sibillina di Christine Lagarde, oppure che la Bce esegua strani movimenti nei suoi programmi di alleggerimento quantitativo. E’ già successo nelle more della gestazione dell’esecutivo gialloverde, quando l’Eurotower “curiosamente” ridusse gli acquisti dei buoni del tesoro italiani, facendo schizzare lo spread. Se consideriamo che il prossimo 5 maggio la Corte costituzionale tedesca si esprimerà in merito alla legittimità del Quantative easing, sul quale una pronuncia contraria significherebbe dover se non annullare quantomeno fortemente ricalibrare lo strumento, con importanti limitazioni specialmente per quanto riguarda i nostri titoli di Stato, in tal caso il ricorso al Mes non sarebbe più un’opzione, ma un obbligo implicito. Il motivo è presto detto: far ricorso alle sue linee significa attivare il programma Omt (mai messo in campo sino ad ora) della Bce stessa, il quale prevede acquisti pressoché senza limiti al fine di sterilizzare le tensioni sui mercati. In cambio dobbiamo solo accettare l’arrivo della Troika.

Filippo Burla

19 Commenti

  1. L’ italia ha già dato al fondo MES già ben 14,3 miliardi di euro!! Ora per avergli indietro in prestito dovremo pagare interessi e sottostare alla troika!!??
    Ai 14,3 miliardi al momento versati dal nostro Paese al Mes si aggiungono poi ben 43,5 miliardi di euro già forniti agli altri Paesi dell’Eurozona sotto forma di prestiti bilaterali o di prestiti erogati tramite il Efsf(European Financial Stability Facility)!!
    Insomma mentre tagliavano pensioni ed altro, chi governava ha dato agli altri paesi europei ben 57,8 miliardi di euro.E’ normale che, dopo averci levato cosi’ i soldi,la dittatura finanziaria privata che comanda l’europa ci metta in ginocchio facilmente alla prima difficoltà.Bisogna subito indagare per alto tradimento chi con la scusa dell’ europa ha svuotato le casse dello stato per favorire quei poteri occulti della finanza che creano a costo zero il denaro in forma privata e con cui indebitano e depredano l’Italia

  2. Il titolo non è corretto. Un’Italia retta da infami traditori ha rinunciato a giocare infilandosi tre autogol da sé.

  3. olanda batte italia?
    non credo proprio.
    anzi,proprio che questo è un autogoal che rimpiangeranno amaramente,nei prossimi anni…
    e sarà quasi sicuramente l’ultimo chiodo della bara europea,perchè
    ormai,direi che abbiamo passato il punto di non ritorno:
    l’egoismo del nord, uniti alla mancanza di palle del sud, sta causando un’onda di malanimo che porterà il prossimo governo allo scontro tra l’italia e la ue:
    chinque andrà su,SARA’COSTRETTO a farlo,dal montare della rabbia nella popolazione:
    è già ora,palpabile…e potrà solo peggiorare,a questo punto.

    ergo, magari non ne usciremo:
    MA SICURAMENTE,L’ITALIA CESSERA’ di essere un partner accomodante,
    TUTELANDO SOLO E SOLTANTO I PROPRI STRETTI INTERESSI,
    forse facendo un blocco comune con spagna,portogallo,grecia e anche qualcun altro insospettabile:
    ergo,diventerà un vicino MOLTO scomodo,per il nord europa:

    questo hanno voluto,e questo avranno:
    spero che gli piaccia,perchè sarà troppo,tardi per tornare indietro.

    tanto per cominciare, (SOLO per cominciare…ma c’è molto altro da fare)
    – minibot.
    – poi legge costituzionale italiana (SOPRA i vari trattati) che impegni chiunque faccia affari nel nostro paese,a pagare le tasse NEL NOSTRO,paese…
    allo stesso livello dei nostri commercianti,e NON in
    paradisi fiscali…
    (mi sembra giusto RINGRAZIARE l’olanda,per la sua gentilezza)
    non ottemperano?
    multa succhiasangue,
    e chiusura assoluta del mercato interno alle ditte e alle multinazionali nei paradisi fiscali,(anche con router sulla rete,per amazon facebook e simili)
    fin quando non viene pagata e le condizioni ottemperate.

    e che non si venga a dire che non si può fare,eh?
    tutto si può fare,volendo.
    e se ci sono dei trattati o delle norme internazionali in merito,
    si ridiscutano o ci si ritiri da essi.

  4. Ho sentito dire che la diga di Harlem ha una crepa.. Il mitico ragazzo che tappo’ il buco col dito era italiano. Ma è morto .

  5. […] Roma, 16 apr – Giuseppe Conte prende tempo sul Mes e nel tentativo di placare la polemica nella maggioranza tra Pd e Iv – favorevoli al Meccanismo europeo di stabilità come strumento per intervenire contro l’emergenza coronavirus – e il M5S, fermamente contrario, ricorda ai giallofucsia che la decisione finale spetta al Parlamento e che fino ad allora discuterne è inutile. Dopo che ieri sera la Conferenza dei capigruppo alla Camera, proprio per evitare uno scontro in Aula tra le forze di maggioranza e una possibile crisi di governo, ha optato per una semplice informativa di Conte prima del Consiglio europeo del 23 aprile, ora è lo stesso premier a fa presente che la discussione sarebbe stata inutile, perché ancora nulla è deciso. Parole che forse potranno sedare gli animi nella maggioranza ma che comunque confermano la decisione di esautorare il Parlamento su un tema molto delicato – quello del ricorso al Mes e del dover incappare nelle sue condizionalità, che ci porterebbero la Troika in casa come fu per la Grecia – pur di rimandare lo scontro. Il risultato è che Conte andrà al Consiglio europeo senza alcuna indicazione espressa dal Parlamento. Ciò significa che agli occhi degli altri Paesi Ue, dopo l’Eurogruppo in cui il ministro dell’Economia Gualtieri ha aperto al Mes, l’Italia il 23 si siederà al tavolo ripartendo dall’ultima posizione espressa: il sì al Mes “light”, che come sappiamo “light” non è. […]

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