padoan crescitaRoma, 29 nov – La ripresa c’è. Debole, non strutturale, senza aumento dei posti di lavoro e con numerosi dubbi sulla tenuta, ma i numeri parlano chiaro. Anche se, spesso, non coincidono con le mirabolanti promesse dell’esecutivo, il quale peraltro non ha che pochissimi – quasi impalpabili – meriti. Anzi, qualcosa può pure venire in aiuto per mascherare le difficoltà che probabilmente emergeranno quando si tratterà di fare il “balzo” in avanti e poter dire che l’Italia ha finalmente imboccato il sentiero della crescita.

E’ il caso ad esempio degli attentati di Parigi. Non sono passate che due settimane, ma il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha già pronto un uso alternativo della minaccia terroristica. Il clima “negativo” successo agli attacchi nella capitale francese infatti “potrà avere effetti sulla ripresa”, spiega il titolare del dicastero al Corriere della Sera. “Ma gli italiani – continua Padoan – hanno la corretta percezione che stiamo uscendo dalla crisi. E questo conta molto, sia per la fiducia sia per l’economia”.


Fatte le doverose premesse per addolcire la pillola, ecco l’ammissione: lo 0.9% tanto atteso non sarebbe “un obiettivo, è una previsione. E quando si fa una previsione c’è sempre il rischio di doverla rivedere al rialzo o al ribasso”. Padoan mette così le mani avanti, considerando che probabilmente il quasi 1% non verrà raggiunto. Anche se l’aggiustamento al rialzo – dallo 0.7 allo 0.9% – era stato annunciato non più tardi di settembre scorso.

La colpa ovviamente non è dell’esecutivo: “Non dimentichiamoci che influisce anche un rallentamento delle economie di altri Paesi, cominciato ben prima degli attentati”, e ancora: “poi bisogna tener conto anche delle misure di reazione decise dal governo, con i 2 miliardi sugli interventi per la sicurezza e la cultura”.

In altre parole: la ripresa è merito del governo – anche se è lecito nutrire più di qualche dubbio al riguardo – mentre la revisione al ribasso è colpa degli altri. Senza poi considerare che i due miliardi stanziati per sicurezza e cultura sono sì una spesa, ma da che mondo è mondo la spesa pubblica rientra fra le componenti positive del Pil. Curioso che al tecnico di scuola FMI sia sfuggito questo piccolo particolare.

Filippo Burla

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