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banda largaRoma, 4 mar – Il Consiglio dei ministri riunitosi nella serata di ieri ha, fra le altre cose, licenziato il piano che prevede sei miliardi di investimenti nella banda larga e ultralarga. Il piano rientra nelle linee strategiche per la digitalizzazione.

L’obiettivo del piano è quello di rispettare gli obiettivi dell’Unione Europea, che prevedono di coprire il 50% delle famiglie a 100 megabit entro il 2020, garantendo a tutti gli altri un accesso ad almeno 30 megabit. I sei miliardi arriveranno da risorse comunitarie: quattro dal Fondo sviluppo e coesione e due dai fondi regionali Fesr e Feasr.

Si punta comunque ad aumentare la dotazione, finanche raddoppiandola, con una quota ulteriore derivante dall’attivazione di risorse nazionali. L’intervento pubblico non sarà tuttavia diretto. “Si è deciso di lasciare al mercato la scelta tecnologica rispetto agli standard con cui arrivare alla velocità di connessione indicata”, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi: l’idea è quella di mettere le risorse a disposizione dei privati, che da parte loro dovranno offrire le possibili soluzioni. Fra queste verrà poi scelta quella più rapida in termini di tempi di realizzazione.

E qui nascono i principali problemi. Le alternative sono infatti numerose, dal sistema Fttc – fiber to the cabinet (fibra ottica fino alle centraline, poi classica linea in rame fino alle abitazioni) al Ftth – fiber to the home (fibra ottica direttamente in abitazione).

Telecom e Fastweb hanno già concentrato alcuni investimenti sulla prima modalità, che può garantire circa 80/90 Mbps in download. Altri operatori sponsorizzano invece la seconda opzione, che arriva ai 100 Mpbs ma ha costi di realizzazione più elevati.

La discussione non si limiterà tuttavia alle opzioni tecnologiche in campo, ma scivolerà anche sui nodi più strettamente economici, come la futura gestione delle nuove reti e la remunerazione degli investimenti. Sotto quest’aspetto il piano risulta ancora abbastanza vago e non convince la scelta di porre lo Stato come mero erogatore di contributi, lasciando ai privati le scelte finali.

Ritenere che il mercato cooperi amichevolmente, mettendo d’accordo l’intera platea di soggetti interessati, é spesso una vana speranza e il pericolo -sempre all’ordine del giorno in questi casi- é quello di avallare la costituzione di oligopoli alle spalle del pubblico.

Filippo Burla

 

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