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Unicredit presenta il piano strategico: quasi 20mila esuberi, dei quali 7mila in Italia

Roma, 12 nov – L’amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, ha svelato il piano strategico societario da qui al 2018. E’ un piano lacrime e sangue, fatto di chiusure e licenziamenti (in gergo, “razionalizzazioni”) con l’obiettivo di recuperare redditività.

La parte più corposa del piano riguarda il perimetro dell’attività, negli anni cresciuta in larga parte d’Europa. Sono così in previsione numerose cessioni, dall’Austria alla Germania e fino all’Ucraina. Le filiali chiuse saranno circa 800, Italia compresa.

A seguito della contrazione del perimetro aziendale, verrà a ridursi anche la forza-lavoro diretta di Unicredit. Parlare di licenziamenti in senso stretto è sbagliato, anche se si teme che saranno numerose le cessazioni di rapporti conseguenti alla chiusura delle filiali. Rispetto ai numeri circolati nelle scorse settimane e che parlavano di 10-11mila unità, i lavoratori coinvolti saranno in realtà oltre 18mila, dei quali quasi 7mila solo in Italia. Entro il 2018 il numero di dipendenti calerà quindi del 14%, attestandosi a 111mila.

Unicredit stima, fra esuberi e contenimento dei costi amministrativi, risparmi per circa 1.6 miliardi. Al termine del piano la banca punta ad un utile superiore ai 5 miliardi.

“Abbiamo approvato un piano rigoroso e serio e al tempo stesso ambizioso – spiega Ghizzoni – e soprattutto realistico perché si basa su azioni che dipendono dalle nostre scelte manageriali ed è un piano totalmente autofinanziato”.

Il piano e le parole dell’Ad non convincono però i sindacati. “Ancora una volta l’istituto sceglie la strada del ridimensionamento delle attività in tutta Europa anziché quello dell’espansione”, spiega Mauro Morelli, segretario della Fabi, spiegando che: “Dal 2007 ad oggi, solo in Italia, il gruppo ha tagliato 30 mila posti di lavoro e con questo piano sembra voler continuare a percorrere questa strategia che finora non ha portato da nessuna parte”.

Nei fatti, Unicredit è da anni alle prese con un notevole processo di ridimensionamento: nell’arco di quasi otto anni la riduzione del personale ha visto sparire quasi 50mila lavoratori, mentre le filiali in Italia si sono ridotte del 20% da più di 5mila a meno di 4mila.

Filippo Burla

 

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