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crescita pilRoma, 14 feb – Dal 2007 ad oggi, non una previsione sulla crescita del Pil si è mai rivelata azzeccata. A segnalarlo è la Cgil, in uno studio presentato nella giornata di ieri.

L’analisi dell’organizzazione sindacale prende a riferimento il periodo che va dall’inizio della crisi fino al 2013 e rileva come, nell’arco di questi sei anni, le stime sul prodotto interno lordo siano state errate per oltre 300 miliardi. L’Italia avrebbe dovuto crescere di 5.4 punti percentuali mentre, si sottolinea, “i governi che si sono succeduti, Berlusconi, Monti e Letta, complessivamente hanno sovrastimato la crescita del 14,3%”.

“Siamo di fronte ad un clamoroso errore scientifico o questo ‘ottimismo per l’anno dopo’ nasconde l’intento di ostacolare un dibattito sulle alternative necessarie circa la politica economica?”, si domanda il segretario confederale Danilo Barbi. La leader Susanna Camusso mette le mani avanti anche per il 2015: “Ancora una volta i modelli previsionali calcolano una ripresa che non ci sarà”.

Al netto dei marchiani errori sul Pil rilevati dalla Cgil, nello stato attuale delle cose l’Italia tornerebbe ai livelli antecedenti la crisi solo nel 2026. Peggio va per quelli occupazionali, per i quali il “pareggio” è rimandando nell’ancora più lontano 2031.

Filippo Burla

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