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Piogge abbondanti a maggio, temperature altissime a giugno, un inverno tutto sommato tiepido e mai freddo: il clima pazzo ha un impatto di una certa importanza anche sull’agricoltura, perfino sull’olivocultura nelle zone del Veneto che infatti subirà una grande flessione di produzione nel 2019 rispetto all’annata precedente. Annata di scarico per l’olivicoltura veneta e veronese: l’abbondanza che abbiamo visto nel 2018 non si ripeterà, probabilmente, nel 2019 dove le previsioni di andamento della produzione di olio di oliva sono alquanto in calo, secondo le stime dell’anno in questione.

Il Veneto come paradigma della produzione olearia

Le previsioni parlano di un -50-60% per l’annata 2019 rispetto alla grande, abbondante produzione del 2018, che è stata di circa 220mila quintali di olive (Veneto) e 158mila, nella provincia di Verona. Si tratta quindi di una produzione in picchiata libera, che fortunatamente però non metterà in crisi il settore agricolo grazie alle scorte fatte l’anno precedente. Secondo le stime di Coldiretti Verona e dell’Associazione Interregionale Produttori Olivicoli Verona, si tratta di stime eccellenti. Grazie ad un inverno che non è stato eccessivamente freddo, alle precipitazioni del mese di maggio che è stato estremamente piovoso ed al caldo di giugno, non potremo assistere ad una produzione simile per l’olivicoltura locale anche durante il 2019. Il tempo abbastanza pazzerello ha infatti diminuito la fertilità degli uliveti, e come se non bastasse, c’è anche il problema connesso al sorgere di diversi parassiti fungini e non che hanno messo in crisi persino gli esperti del settore per la loro resistenza e particolarità.

Tuttavia, nonostante le previsioni per l’olivicoltura siano nettamente inferiori rispetto a quelle del 2018, questo non significa catastrofe. Infatti i livelli di produzione del Veneto sono stati tali da poter garantire una buona resa di olio, e le scorte di olio d’oliva sul territorio impediranno il verificarsi di una crisi nel settore. L’annata 2019 per l’olivicoltura locale sarà quindi magra, ma questo non ci impedirà di gustare alcuni veri e propri capolavori di sapore e di tradizione. Fondamentale per scegliere è naturalmente saper riconoscere l’olio di oliva italiano.

L’annata di magra del 2019 sarà infatti compensata dalle abbondanti scorte di olio di oliva ed anche dal fatto che comunque la produttiva di alcune aree del Veneto rimane alta. Non solo, c’è anche un’altra notizia positiva ed è che l’olio del 2019 sarà probabilmente di eccellente qualità grazie anche all’immensa passione che i produttori locali mettono nel procedimento di produzione dell’olio di oliva locale.

Attendiamo un olio eccellente, secondo l’Aipo

Nonostante la cattiva notizia per l’olivicoltura locale, secondo gli esperti dobbiamo aspettarci un olio di altissima qualità. Secondo i dati che sono stati rilevati dall’Aipo, infatti, le piante d’olivo lasciano sì pensare ad una riduzione del quantitativo di olio prodotto ma a favore di un’alta qualità dell’olio finale, che sarà connotato da un eccellente fruttato e da tenore di acidità basso. Lo rivela proprio l’Aipo che sta tenendo monitorato, con diversi punti e stazioni meteo nelle zone più importanti per l’olivicoltura veneta, le piante ed il loro stato di salute. Grazie a questa analisi tecnica, si sa già che nel 2019 avremo un olio di eccellente qualità, connotato da caratteristiche organolettiche eccelse. Ci attende un ottimo olio, è il commento del direttore di Aipo, Enzo Gambin. Questo grazie anche alla cura immensa e quasi maniacale che ogni produttore mette nel tentare di far fruttare al meglio la produzione delle olive, dalle fasi di raccolta a quelle della produzione, dal lavaggio alla molitura. L’alta attenzione verso il prodotto finale, il seguire sempre pedissequamente le tecniche tradizionali permette quindi di ottenere un eccellente olio di oliva veneto.

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