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tasse modello unicoRoma, 3 giu – “Oggi è l’ultimo giorno dell’anno che lavoriamo per il fisco: da domani, infatti, scatta il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale”: a dare la notizia ai contribuenti italiani è Paolo Zabeo, coordinatore dell’ufficio studi della Cgia di Mestre che, come ogni anno, ha calcolato la data a partire dalla quale cominciamo a lavorare per noi stessi, dopo aver destinato tutti i guadagni precedenti a tasse, balzelli, contributi e imposte varie.



La data coincide, per l’appunto, con il 3 giugno, risultato al quale si è arrivati combinando la previsione sul il del 2017 ed il carico fiscale. Era a fine aprile nel 1980, ma già nel 1985 scivolava al mese successivo, per poi – a partire dal 1990 con le manovre lacrime e sangue e gli sforzi per rimanere poi nell’area euro – l’asticella si è alzata fino a sfondare il limite di giugno, nel quale siamo ormai da quasi 10 anni. Si tratta di “un puro esercizio teorico che, comunque, ci permette di dimensionare un fenomeno ormai noto a tutti: le tasse in Italia sono troppe”, spiegano dalla Cgia, aggiungendo che “al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un carico che non ha eguali in Europa”.

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In altre parole, su 12 mesi 5 li lavoriamo per uno Stato che fiscalmente sembra ormai diventato un caso conclamato di cleptomania. È vero, negli ultimi anni il carico fatto di tasse e affini – dall’eliminazione della Tasi alla riduzione dell’Ires – ha intrapreso un minimo sentiero di discesa, senza tuttavia andare ad alleviare in alcun modo il peso che grava sulle partite Iva, ‘popolo’ che ha sempre maggior peso nell’economia e che contribuisce con oltre 700milioni di euro alle finanze pubbliche.

Filippo Burla

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