europa-al-bivioRoma, 12 gen – Il 2015 potrebbe essere l’anno in cui l’Europa sarà chiamata a scegliere tra due alleanze strategiche che probabilmente ne condizioneranno il destino e la stessa esistenza per molto tempo a venire. Nonostante la storica appartenenza al campo atlantico, quindi il legame con gli Usa e la partecipazione alla Nato, e l’incredibile ma non incomprensibile silenzio dei mezzi d’informazione, la conferma della scelta atlantica non è obbligata né necessariamente la migliore.



Per richiamare brevemente l’opzione atlantico-americana, per altro già ampiamente trattata su queste colonne, questa va sotto il nome di Ttip, o partnership transatlantica per gli investimenti e il commercio, e prevede molto in sintesi l’abbattimento delle barriere doganali tra i mercati nord-americano ed europeo, la liberalizzazione e privatizzazione della gestione dei servizi pubblici, la possibilità per le imprese di ricorrere ad arbitrati indipendenti anche contro gli Stati nazionali che dovessero opporre limiti e barriere in termini di caratteristiche dei prodotti commerciali, per esempio alimentari (si pensi agli Ogm), di diritti del lavoro, di natura pubblica dei servizi, di tutela dell’ambiente, e così via.

Naturali corollari di una simile intesa, cui la maggior parte delle classi dirigenti, politiche e industriali, del vecchio continente tra cui quelle italiane guarda con favore, sarebbero la costituzione di un vastissimo mercato di circa 700 milioni di consumatori nell’area più ricca del pianeta, sui cui scambi commerciali si stringerebbe il controllo Usa attraverso la denominazione in dollari americani delle merci. In pratica, il naturale compimento della deriva finanziaria iniziata negli anni ’70 del secolo scorso in Usa e negli anni scorsi in Europa con la prevalenza delle politiche economiche fondate sulla creazione del denaro dal nulla, le cui caratteristiche, finalità e nefaste conseguenze abbiamo cercato di illustrare recentemente.

Se per un verso è possibile che – portando a compimento il Ttip – gli Usa e in particolare i centri finanziari attualmente dominanti in quel paese, possano per un certo periodo sentirsi appagati, allentando così la pressione politica e militare sul resto del mondo, è verosimile che per l’Europa si aprirà un periodo oscuro fatto di sudditanza, perdita repentina e ulteriore di sovranità statale, compressione dei redditi e dei diritti e tutele delle popolazioni e in particolare delle loro componenti produttive.

unione_euroasiaticaEssendo indiscutibile che, in base alla storia degli ultimi 70 anni, l’opzione atlantica rimanga estremamente favorita, può sorprendere non poco la proposta avanzata nei giorni scorsi dalla Federazione Russa all’Europa, affinché partecipi direttamente all’Unione Economica Euroasiatica (UEE), proprio quale alternativa al Ttip. Tale Unione, composta attualmente dalla Russia stessa, dal Kazakhstan e altri Stati ex-Urss, e strategicamente legata alla Cina e agli altri Paesi della SCO (Organizzazione di Shangai per la cooperazione), è già stata ampiamente illustrata nei suoi aspetti fondamentali su questo giornale.

Cosa offre di diverso ed eventualmente di meglio l’opzione euroasiatica? Per rispondere conviene riferirsi a quello che è probabilmente il più grande e avveniristico progetto elaborato nell’ambito della UEE, che va sotto il nome di Razvitie o TERB (Corridoio trans-euroasiatico Razvitie).

transeurasian railwayIn russo, Razvitie significa “sviluppo”, che è molto di più che semplice “crescita” lineare, o accumulazione, ma afferisce all’arricchimento oltre che economico anche culturale, spirituale, identitario. Asse portante del progetto Razvitie è un corridoio multi-funzionale costituito da un avveniristico asse ferroviario che congiunga l’estremo oriente Russo alla costa atlantica europea, in una sorta di gigantesca estensione del corridoio Tav Lisbona-Kiev, in una moltitudine di condotte atte a ospitare sistemi di trasmissione dati e a trasportare beni quali gas e petrolio, affiancato da una fascia di profondità tra 200 e 300 km destinata a ospitare nuove città fin all’interno della Siberia, centri di eccellenza scientifica e tecnologica, sistemi logistici e insediamenti produttivi all’avanguardia. Lo stesso sviluppo dell’agricoltura in aree finora difficili o impossibili da coltivare con modalità economicamente sostenibili, come la Siberia centrale e meridionale, potrà contribuire a soddisfare e diversificare le esigenze alimentari di popolazioni in rapida crescita.

razvitie-lavoroIl tutto efficacemente interconnesso ai grandi Paesi circostanti come quelli della SCO e della attuale UEE, a partire ovviamente dalla Cina, nonché strutturato secondo quella che è stata chiamata una “divisione nel lavoro” che, contrapposta alla “divisione del lavoro”, valorizzi le eccellenze caratteristiche delle diverse aree attraversate dalla avveniristica infrastruttura, per esempio la capacità produttiva cinese e il suo amplissimo mercato, le straordinarie eccellenze scientifiche di base proprie della Russia (il cui potenziale, per inciso, è assolutamente gigantesco e in gran parte inesplorato dopo la caduta dell’Urss), il primato assoluto nelle capacità progettuali e tecnologiche dell’Europa.

Quindi, rispetto delle diversità, delle identità e delle rispettive eccellenze, in un quadro di armonica cooperazione economica che ne esalti le componenti reali e produttive, in stridente contrasto con la natura profonda del Ttip e tale da lasciare agli Stati sovrani la possibilità di optare per uno sviluppo interno fondato sulla tassazione (moderata) piuttosto che sulla creazione di moneta a debito, suscettibile di portare i vantaggi – o equivalentemente di evitare gli svantaggi – illustrati recentemente su questo giornale.

Lo stesso impiego dei capitali pubblici per molte migliaia di miliardi di euro, nel corso di un periodo compreso tra 10 e 20 anni, con la creazione stimata di 12 milioni di nuovi posti di lavoro soltanto per la realizzazione e manutenzione del complesso infrastrutturale, conferma l’afferenza di questo progetto trans-continentale alla terza ipotesi – l’unica realmente efficace – delineata su queste pagine per l’impiego del denaro pubblico.

Il progetto Razvitie, per il cui ulteriore approfondimento si rimanda ad altre letture (questa, questa e questa eccellente pubblicazione)  ha in realtà ormai una storia abbastanza lunga e vede l’Italia protagonista, tanto da esser stato lanciato in un convegno svolto a fine 2012 presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi) di Milano, organizzato con la collaborazione del Centro di Economia Regionale, dei Trasporti e del Turismo (CERTeT) dell’Università Bocconi, della Millenium Bank di Mosca, col sostegno delle Ferrovie dello Stato Italiano e di quelle della Federazione Russa, e la partecipazione della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp).

Sono stati del resto proprio Franco Bassanini ed Edoardo Reviglio, rispettivamente presidente e capo economista di Cdp, a ritenerla un’operazione possibile mediante l’attivazione di sistemi di incentivi pubblici che devono “mirare a dar luogo a un keynesianismo favorevole all’innovazione simile ai programmi militari e per l’esplorazione spaziale del passato”.

Per l’Italia, oltre ai vantaggi generali prevedibili nell’ambito dello sviluppo connesso alla UEE e al suo progetto portante Razvitie, si aprirebbero enormi opportunità già in fase di realizzazione, per esempio sulla base del primato italiano nelle tecnologie ferroviarie, per non parlare della eccellenza tutta italiana nella creazione e conduzione di distretti produttivi costituiti da un tessuto interconnesso di piccole e medie imprese, delle competenze in materia agricola e di tecnologie per le colture protette, di cui in Russia esiste una enorme domanda.

Francesco Meneguzzo

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta