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Recovery Plan e sanità: con il “raddoppio” non si arriva a metà dei tagli

by Filippo Burla
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Roma, 9 gen – Dal Recovery Plan alla sanità quasi 5 miliardi in più, per un totale di 19,7. Questa la scelta operata dal governo per aggiustare il tiro sulle bozze di impiego dei fondi Ue. Una decisione che arriva al termine di un lungo e serrato confronto con la maggioranza, anche e soprattutto – stanti le non più velate minacce dei renziani – per cercare di mantenerla il più possibile in piedi.

Il raddoppio del Recovery Plan alla sanità non è un raddoppio

La generosa nuova dote del Recovery Plan al comparto sanità arriva a “spese” di una sforbiciata ad altre voce. Sono 5 i miliardi che vengono tolti alla transizione ecologica, tre quelli alla digitalizzazione. Un paio di miliardi in meno anche per gli incentivi alle imprese. Cresce invece la dote il settore di turismo e cultura.

C’è chi è arrivato a parlare addirittura di “raddoppio”. Posto che 19,7 non è il doppio di 14,5 (questa la cifra iniziale, tra fondi già stanziati e risorse aggiuntive, ivi compresi i soldi per ristrutturare gli ospedali facenti parte di altri capitoli), resta da capire come la somma possa in qualche modo dirsi sufficiente a tappare le falle di un Ssn sempre più in difficoltà.

Il Ssn ha bisogno di interventi strutturali, non una tantum

Non è infatti un mistero che, tra tagli e veri e propri da un lato e definanziamenti dall’altro, siano stati decurtati negli ultimi anni qualcosa come quasi 40 miliardi. La dotazione della nuova bozza di Recovery Plan alla Sanità, insomma, non copre nemmeno la metà di questa somma. Tanto più che la sedicente “pioggia di miliardi” da Bruxelles è una tantum. Ben lontana, quindi, dalle esigenze di cui il sistema avrebbe bisogno in via strutturale, dunque ogni anno. In via prioritaria per quanto riguarda il personale: stanti i 130 ospedali chiusi, che hanno totalizzato una perdita di oltre 30mila posti letto, mancano qualcosa come 5mila medici specialisti (e 4mila di base) e 8mila infermieri.

Un punto, quest’ultimo, sul quale insiste l’Ugl Sanità. Pur accogliendo positivamente la notizia dei maggiori stanziamenti dal Recovery Plan per la sanità, il sindacato sottolinea la necessità di “ripensare il Ssn assumendo personale con forme di contratto a tempo indeterminato, formandolo, proteggendolo, garantendone la sicurezza sui posti di lavoro. Bisognerà poi intervenire sull’edilizia sanitaria e sull’adozione di strumenti e macchinari al passo con i tempi. Vinta la battaglia contro il Covid-19 non dovremo abbassare la guardia
perché i fatti non fanno che confermare come il Ssn andrà ripensato ripartendo dalla base. Gli operatori sanitari dovranno essere le fondamenta di un progetto che dovrà vederli
protagonisti per restituire ai cittadini il diritto di usufruire di servizi di qualità”.

Filippo Burla

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