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renzi-boschiRoma, 16 apr- Si è chiusa una settimana cruciale per la politica italiana. Il 12 aprile con 361 voti a favore e 7 contrari veniva approvato alla Camera dei deputati il ddl Boschi sulla riforma costituzionale.  Finalmente una nuova Costituzione! Per la verità l’ultima parola spetterà al corpo elettorale. Non avendo raggiunto il quorum necessario, ad ottobre si svolgerà un referendum confermativo, per suggellare con il voto del popolo sovrano, la riforma di Maria Elena Boschi. Matteo Renzi, però, non è riuscito a frenare il suo entusiasmo. Secondo il premier: “Ora l’Italia è il Paese più stabile d’Europa”.  Vediamola meglio l’italica stabilità. Limitiamoci soltanto al versante economico.



Andiamo con ordine. Il giorno stesso della storica votazione alla Camera dei Deputati, l’Ocse assestava un brutto colpo al segretario del Partito Democratico. Il Bel Paese, infatti, si piazza tra i primi posti dei paesi Ocse per il peso del fisco sui salari. Questo è quanto rivela il rapporto Taxing Wages 2016″ curato dall’Ocse. Infatti, guardando il dato dei singoli Paesi si scopre che solo in otto Stati il cuneo fiscale è diminuito, mentre è aumentato in otto Stati. Tra questi figura anche l’Italia in cui l’incremento è stato di oltre lo 0,4% e si è attestato al 49%. Nel 2015 l’Italia si trova al quarto posto della classifica Ocse a pari merito con l’Ungheria e dietro solo a Germania (49,4%), Austria (49,5%) e Belgio (55,3%). I famosi ottanta euro pare siano serviti a poco. Poi, sempre nelle stesse ore di quel giorno infausto, arriva un’altra brutta notizia. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil.  La revisione al ribasso è stata consistente. Il Fmi ora stima un aumento del Pil a un ritmo su base annua +1% nel 2016, rispetto a +1,3% atteso a gennaio, e pari a +1,1% l’anno prossimo, contro il +1,2% previsto in precedenza. Una gran bella figura per il governo che quattro giorni prima aveva previsto una crescita del Pil nel 2016 dell’1,2%, tra l’altro al netto di “rischi al ribasso”.

Il giorno dopo ci si è messa anche l’Istat. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, a marzo l’indice dei prezzi al consumo cala dello 0,2% su base annua dopo il -0,3% di febbraio. Solo su base mensile la variazione risulta positiva, ma c’è l’effetto Pasqua trainato dal rincaro dei prezzi degli aerei e treni, per un aumento dello 0,2%. Inoltre, sono ventidue le grandi città italiane in deflazione, erano venti a febbraio. Per esser più chiari, i consumi non crescono anche se i prezzi calano. A lanciare l’allarme anche il Centro Studi di Unimpresa. Secondo Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa: “È evidente che si sta innescando un circolo vizioso nel quale la paura di tasse e di nuovi scossoni della crisi frena i consumi delle famiglie e blocca gli investimenti delle imprese. Un meccanismo perverso che genera un ulteriore problema, quello di portare al ribasso i prezzi e quindi il paese in deflazione”.

E veniamo ora agli ultimi dati di ieri. Il debito pubblico del 2015 è stato rivisto al rialzo nell’ultimo report di Banca d’Italia “Finanza pubblica, fabbisogno e debito” di oggi. L’aumento riscontrato è pari a 1,8 miliardi di euro, per un totale aggiornato di 2.171,67 miliardi.  Il debito pubblico dello scorso anno è stato rivisto al rialzo (+1,8 miliardi di euro), così come il suo peso nei confronti del Pil, passato dal 132,6% al 132,7%. Aumenta anche il debito pubblico calcolato su base mensile, passato dai 2.214,9 miliardi di euro di gennaio ai 2.236,4 di febbraio. Ma, se il debito pubblico sale anche le entrate tributarie non sono da meno. Le entrate, infatti, sono in aumento del 3,4% (27,5 miliardi di euro in totale). Più debito e più tasse: miracoli del renzismo! E veniamo ora all’ultima voce di questo lungo cahier des doleances: la povertà. L’Italia è il Paese europeo con il numero più elevato di persone che vivono in “gravi privazioni materiali”.  Questo è quanto emerge dai dati Eurostat relativi al 2015, che segnalano una discesa sensibile del numero di poveri in Europa, ma solo marginale in Italia. Nel 2015 in Europa il tasso di povertà è sceso a 8,2% sul totale dei cittadini europei, dal 9% del 2014. L’Italia, invece, è passata dall’11,6% all’11,5%. Ma per Renzi questi dati sono irrilevanti rispetto alla forza riformatrice del ddl Boschi.

Salvatore Recupero



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