Roma, 8 dic – Così come il bail-in non serviva a salvare le banche, allo stesso modo il Mes non serve allo scopo di fungere da fondo “salva Stati”. A meno che per “salvataggio” non si intenda il trattamento riservato alla Grecia. Esperienza i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una vera e propria prova generale, quella fatta con Atene, che adesso con la riforma del Mes viene portata in scena diventando pilastro dell’architettura comunitaria.



La sorveglianza preventiva mira al nostro debito pubblico

Che la riforma del Mes fosse peggiorativa rispetto al (già non invidiabile) Trattato originario è stato detto. Più che autorevoli voce, certo non sospettabili di antieuropeismo, si erano espressi in tal senso. Pensiamo alle parole di Giampaolo Galli e di Ignazio Visco. Di “colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori” e di “sorta di bail-in applicato a milioni di persone” aveva parlato l’ex capo economista di Confindustria. Sui “piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito”, rispetto “all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default” si era invece concentrato il governatore di Banca d’Italia.

Proprio il debito fa capolino più volte all’interno del Trattato che sarà sottoposto ai capi di Stato e di governo i prossimi 10 e 11 dicembre. Pensiamo al fatto che, con la riforma del Mes, questi avrà (articolo 3) la facoltà di operare controlli preventivi (anche senza richiesta di sostegno) nei confronti degli Stati. Questo al fine di tenere monitorata la situazione dei loro conti. Nonché offrire un quadro di sintesi pronto all’uso in caso di intervento. Quello disciplinato in seguito (articolo 14) nel quale si dividono gli Stati fra “buoni” e “cattivi”, prevedendo due diverse linee di credito. Una a condizioni “standard”, l’altra a condizione “rafforzate”. L’Italia, stando agli estremi contenuti nell’allegato III – che replicano a pappagallo la manfrina del deficit al di sotto del 3% del Pil e del debito inferiore (o in via di riduzione) al 60% sempre del Prodotto interno lordo – finirebbe direttamente tra i secondi.

Cosa significa ristrutturazione del debito

L’oggetto del contendere è la possibilità che con l’approvazione della riforma del Mes si, possa, in un futuro più o meno prossimo, aprire la porta per l’appunto ad una ristrutturazione del nostro debito pubblico. La trama, insomma, è quella di abbatterlo per finire nel listino dei promossi. Quale migliore strada, allora, se non quella di procedere ad una sua ristrutturazione?

Tradotto: taglio del capitale rimborsato, riduzione degli interessi corrisposti, allungamento delle scadenze. Magari condito da un’emissione dei titoli sotto legislazione estera, in modo da rendere di fatto assai difficile – se non proprio impossibile – qualsiasi ragionamento sull’abbandono dell’euro, perché i debiti non verrebbero ridenominati nella nuova valuta. Costringendo, allo stesso tempo, numerosi risparmiatori ad una vera e propria “tosata”. E senza considerare i problemi patrimoniali che dovrebbero sopportare i nostri istituti di credito, che detengono qualcosa come 600 miliardi di titoli.

Riforma del Mes, le parole dell’ufficio studi del Senato

Ebbene, la riforma del Mes ha pensato anche a tutto questo. Non per mettere in sicurezza il debito ed evitare un default mascherato. Al contrario: per disciplinare nei dettagli l’intera procedura. E’ solo in questo senso che si può infatti leggere l’articolo 12, il quale mira ad introdurre una novità nelle Clausole di azione collettiva (le cosiddette Cacs).

Proprio sul punto si è soffermata un’analisi condotta dal servizio studi del Senato. Poco dopo una breve spiegazione delle Cacs, il documento entra brevemente nel merito. E lo fa con parole cristalline: “[…] tali modifiche potrebbero consentire una semplificazione delle procedure di ristrutturazione del debito“. Qualcuno è davvero ancora convinto della dizione di “salva Stati”?

Filippo Burla

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2 Commenti

  1. …….
    questi stanno giocando con il fuoco: non si sono resi conto che oggi con la rete NON esiste più l’anonimato e nemmeno
    l’oblio?
    se si azzardano a firmare una cosa del genere,
    andrà a finire che non potranno più uscire di casa senza
    che li riempiano di botte.

  2. NON AZZARDATEVI A FIRMARE IL MES:
    basta favori alla CESSmania.
    sopratutto,NON con i nostri soldi.

    se avremo bisogno di alzare il debito pubblico,che lo si faccia attrraverso i minibot A SOLA circolazione italiana.

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