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redditi fiscoRoma, 3 apr – Non si ferma la corsa al rialzo della pressione fiscale, che nel 2014 fa segnare un nuovo record. A rilevarlo è l’Istat, nel suo periodico rapporto sui conti delle amministrazioni pubbliche.

L’istantanea scattata dall’istituto di statistica è impietosa. Nell’anno passato, la pressione fiscale complessiva si attesta al 43.5% del Pil, in aumento dello 0.1% rispetto al 2013.  Scendendo più nel dettaglio, nel corso del 2014 la pressione fiscale ha toccato il suo massimo nell’ultimo trimestre, quando ha raggiunto quota 50.3%, anch’essa in aumento dello 0.1% sullo stesso periodo del 2013.

La crescita non è preoccupante in assoluto ma, visti i livelli raggiunti, qualsiasi aggiustamento all’insù -sia pure uno zerovirgola– è un ulteriore colpo alla stabilità delle finanze di cittadini e imprese. Che, unitamente all’aumento della disoccupazione ed alla contrazione del credito, sono i primi a risentirne: rileva sempre l’Istat che la propensione al risparmio è diminuita dello 0.3%, mentre le imprese (non finanziarie) hanno registrato lo 0.8% in meno di ricavi. Si tratta, per quanto riguarda quest’ultimo dato, di un nuovo minimo da quando, nel 1995, sono cominciate le relative rilevazioni.

Le promesse misure che dovrebbero portare ad un alleggerimento del carico fiscale cominceranno a dispiegare i loro effetti solo a partire da quest’anno e dal prossimo. A patto che non scattino le clausole di salvaguardia che, secondo uno studio Confcommercio condotto ad inizio anno, potrebbero valere fino a 72 miliardi in più fra tasse ed imposte.

La strategia del governo punta dritto verso il contrasto all’evasione fiscale come forma di perequazione. Una misura teoricamente giusta, ma che nonostante i successi condotti in tal senso non ha mai apportato alcun beneficio concreto. E’ rimasto negli annali il taglio operato da Monti quando, nel 2012, decise di far saltare il fondo, alimentato dai proventi della lotta all’evasione, che avrebbe dovuto servire proprio per ridurre il peso del fisco nelle tasche degli italiani. L’esigenza, allora, era reperire risorse in qualsiasi modo. Un’esigenza ancora immutata, che non lascia spazio a troppe speranze, al di là di qualche misura che difficilmente potrà essere più che simbolica.

Filippo Burla

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