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assicurazioni-previdenzaRoma, 30 nov – “Razionalizzare”, “definire”, “integrazione pubblico-privato”. Parole non pesanti, ma esemplificative di una visione di lungo termine che il governo sta impostando per il futuro dello Stato Sociale. O meglio: per il futuro smantellamento del sistema di welfare, destinato nelle intenzioni dell’esecutivo a poggiare sempre più sul pilastro del settore privato.

Un arretramento lento ma costante, quello pubblico, che offre sempre più spazi di manovra a banche ed assicurazioni. A spiegarlo è niente meno che il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, intervenendo ad un convegno organizzato da Unipol a Roma. Calenda parla ad esempio esplicitamente di ” razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale”, definendo “quello di cui il pubblico può continuare a occuparsi e quello che può essere demandato al privato, senza deludere le aspettative dei cittadini”. Un modo come un altro per dire che le prestazioni attualmente offerte non potranno nel futuro essere garantite, per cui chi vorrà accedere a tutte le cure dovrà necessariamente passare per una polizza integrativa privata. Un assist che Carlo Cimbri, ad di Unipol, prende immediatamente al balzo: “Il welfare e i servizi di welfare erogati dai privati sono un grandissimo generatore di crescita”. Per chi? Per le assicurazioni ed i soggetti coinvolti: “È indubbio – spiega Salvatore Rossi, direttore generale di Banca d’Italia – che il tema sanità si intreccia, in Italia, col dato demografico, e il long term care è la questione fondamentale: è qui che c’è un grande mercato per le compagnie assicurative“. Mercato in espansione a danno dei cittadini che, dati Istat alla mano, hanno continuato a spendere di tasca propria per la sanità mentre il contributo di spesa pubblica per il Ssn si è pressoché arrestato.

“Bisogna ripensare tutto il sistema del welfare – ha continuato poi Cimbri – perché quello che conosciamo non sarà quello che i nostri figli conosceranno”. Non solo salute dunque, ma anche previdenza. Gli fa eco Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio: “La previdenza integrativa, in un Paese nel quale c’è il 33% di aliquota contributiva più un altro 7% di fatto obbligatorio, ha ben poco spazio, ma l’azione del governo mira a favorire l’integrazione pubblico-privato“. Senza crescita il sistema pubblico è destinato a non tenere ma, allo stesso tempo e alle stesse condizioni, nemmeno il privato sarebbe in grado sul lungo termine di garantire sostenibilità. Insomma, la paventata ‘necessità’ di rivolgersi a banche e assicurazioni è in realtà una scelta deliberata. Come nel caso dell’Ape, la misura varata dall’esecutivo che prevede la stipula di un mutuo per chi, dopo la riforma Fornero, si è ritrovato lontano dall’agognato assegno Inps. Una misura che non sarà una tantum ma, pare di capire, solo l’inizio dell’abbandono dello Stato al suo ruolo.

 

Filippo Burla

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1 commento

  1. Lo stato sociale sarà come le riserve dei nativi americani ovvero un cimelio storico senza più dignità e considerazione , come per l Europa ed i suoi popoli , ma mi raccomando passate il tempo alle sale scommesse sperando di cambiare la vita con una vincita , goal e applicazioni varie ,gioventù e generazioni senza schiena dritta ha agevolato la dittatura , quella vera e non quella storicamente inventata
    Bhe con il senno del poi questo tizio non diceva corbellerie …

    https://m.youtube.com/watch?v=VmdmLt53PyY

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