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Roma, 23 nov – Un’altra banca italiana si appresta a diventare francese. Parliamo del Credito Valtellinese, sul quale Crédit Agricole (tramite la controllata Crédit Agricole Italia) ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto: 10,7 euro il prezzo offerto per ogni azione, a fronte di un valore di chiusura del titolo (quotato a Piazza Affari) venerdì scorso pari a 8,7 euro.



Adieu Credito Valtellinese

L’obiettivo dei francesi, che hanno messo sul piatto oltre 700 milioni di euro, è raggiungere almeno il 66,67% del capitale sociale (detengono già quasi il 10%), soglia che potrebbe essere rivista al ribasso ma comunque non al di sotto al 50%+1 delle azioni con diritto di voto. In caso di successo, al termine dell’operazione Crédit Agricole avvierà le pratiche per la fusione per incorporazione del Credito Valtellinese, che diventerà a tutti gli effetti parte integrante del gruppo transalpino.

Galeotta fu la riforma delle popolari

Nato come banca popolare, dopo la riforma del 2015 il Credito Valtellinese si è trasformato in società per azioni. Un passaggio obbligato per quegli istituti con attivo superiore agli 8 milioni di euro, ma che allo stesso tempo ha abolito il sistema del voto capitario – “una testa un voto”, a prescindere dal capitale sociale (in ogni caso non oltre l’1%) detenuto – che era garanzia anzitutto di collegamento con il territorio e, in secondo luogo, forma di tutela di fronte ad eventuali scalate. Scardinato il peculiare sistema di governo è così scattato una sorta di liberi tutti, di cui adesso possiamo comprendere i (previsti) effetti nefasti.

L’economia italiana è sempre più francese

La campagna acquisti di Parigi prosegue ininterrotta anche e soprattutto nel settore finanziario. In origine fu Bnp Paribas, che nel 2006 fece un sol boccone di Banca Nazionale del Lavoro, prima di una serie di operazioni che, nel corso degli ultimi anni, hanno visto i “cugini” d’oltralpe mettere le mani su settori strategici della nostra economia. Si pensi, per fare gli ultimi esempi, alle vicende della (fu) Fiat o all’acquisizione di Borsa Italiana.

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L’Opa di Crédit Agricole sul Credito Valtellinese non è insomma un fulmine a ciel sereno. Il gruppo è presente in Italia dal 2007, quando sbarcò nella penisola con l’acquisizione della Cassa di Risparmio di Parma. Da allora non si sono mai fermati: prima FriulAdria, poi Cassa di Risparmio della Spezia e quelle di Rimini, Cesena e San Miniato.

Filippo Burla



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