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Roma, 27 giu –  Dopo un lungo braccio di ferro i sindacati hanno strappato a Stellantis un accordo importante per lo stabilimento di Melfi. Un’intesa che è giunta dopo 36 ore ininterrotte di confronto. Questo è quanto hanno annunciato i metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm, Aqcf in un comunicato stampa congiunto. I dipendenti possono, dunque, tirare un sospiro di sollievo. Il mese di giugno era iniziato malissimo, ora le cose sembrano mettersi per il meglio. Vediamo perché



La riorganizzazione della produzione Stellantis a Melfi

Dal 2024 lo stabilimento lucano si dedicherà alla produzione di “quattro modelli completamente elettrificati, ognuno di un brand diverso, oltre che all’assemblaggio di batterie elettriche”. Allo stesso tempo, Stellantis a Melfi non solo manterrà la produzione delle vetture prodotte in loco ma anche l’evoluzione delle stesse (previste e confermate nel piano industriale 2018/2022). Ecco perché i sindacati hanno scritto che con quest’accordo “guarda al futuro e garantisce il presente”.

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Verrà, inoltre, ripensato l’assetto organizzativo degli impianti. La produzione delle automobili avverrà soltanto su una linea senza intaccare la capacità produttiva massima del sito (400mila vetture). Questo riassetto era fortemente voluto da Stellantis. I sindacati sono però riusciti a trovare una soluzione che conciliasse l’efficientamento con il mantenimento dei potenziali volumi di lavoro. Per essere più chiari, ciò che verrà disinstallato lascerà spazio a un “nuovo layout per l’assemblaggio diretto delle batterie”. Resta, però, il rischio di un surplus di manodopera rispetto alla domanda di autovetture.

Nuove tutele per i dipendenti

Tuttavia, questo problema può, anzi, deve essere gestito senza pesare troppo sulle maestranze. “L’accordo – come si legge nel comunicato stampa – prevede un contratto di solidarietà difensivo della percentuale massima del 45% che favorirà una equa rotazione giornaliera. Ed è in ogni caso garantito che lo stabilimento Stellantis di Melfi non avrà alcuna dichiarazione di esuberi strutturali”.

Ciò che, però, per i sindacati rappresenta una “conquista storica” è la garanzia per tutti i lavoratori della maturazione dei ratei dei relativi istituti contrattuali e di legge che permette il superamento delle perdite salariali”.

C’è poi un ultimo punto: Stellantis è sempre convinta che qualche taglio non farebbe male. Per evitare brutti scherzi ci sarà un piano di incentivazione volontaria all’esodo “che definisce, per chi tra 4 anni può agganciarsi alla pensione, un contributo aziendale per i primi due anni al 90% della retribuzione lorda, per il terzo anno al 60% e per il quarto anno al 40% e anche la copertura economica dei contributi”. Se poi qualcuno vuole lasciare l’azienda “l’incentivo può arrivare fino a 75.000 euro”. In questi casi non si bada a spese. Scherzi a parte si tratta di un ottimo accordo. Comunque ora si tratta di passare dalle parole ai fatti. Per questo le organizzazioni sindacali hanno chiesto “la riconvocazione del tavolo Stellantis” al ministero dello Sviluppo Economico.

Il futuro dell’industria automobilistica italiana

Vedremo come andrà a finire. C’è però un’altra questione che va affrontata e riguarda il futuro dell’industria automobilistica italiana. All’orizzonte ci sono ingenti fondi messi a disposizione dal Pnrr per incentivare la transizione ecologica. L’Italia non può perdere questo treno.

Questo, in sintesi, è l’invito che arriva dal Segretario Nazionale dell’Ugl Metalmeccanici Antonio Spera (in occasione dell’incontro al Mise del 23 giugno). Spera auspica “l’istituzione di due tavoli di lavoro per iniziare a confrontarsi e mettere al vaglio proposte sia per quanto riguarda l’attuale situazione delle produzioni tradizionali che quella del futuro che porterà alla trasformazione quale potrebbe essere elettrico oppure idrogeno”. Il sindacalista sottolinea inoltre “la necessità di intervenire in fretta” per evitare che “le multinazionali (soprattutto quelle della componentistica) scelgano altre nazioni per investire sulle nuove tecnologie”.

Siamo sicuri che siamo attrezzati per affrontare questo cambiamento? La risposta, al momento, è no. L’accordo sopracitato non deve farci scordare che il governo francese è azionista di Stellantis. Parigi, dunque, si farà sentire quando la dirigenza dovrà scegliere dove dirottare i suoi investimenti. L’Italia non ha lo stesso potere contrattuale. Le rassicurazioni del ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti non bastano a ribaltare i rapporti di forza. Sempre ammesso che il Mise sia intenzionato veramente a rafforzare l’industria italiana.

Salvatore Recupero

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