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Svendita AlitaliaRoma, 4 mag – Quindici giorni per predisporre un programma ed aprire subito la strada alle trattative con chi fosse interessato a comprare Alitalia. Dopo il varo del prestito ponte da 600 milioni il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, intervistato da Radio Anch’io, sembra avere le idee abbastanza chiare sul cronoprogramma che i tre commissari straordinari appena nominati – Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari – dovranno seguire per risolvere nel più breve tempo possibile il dossier dell’ex compagnia di bandiera.

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La parola d’ordine sembra essere rapidità. L’obiettivo è evitare che Alitalia venga liquidata, opzione che l’esecutivo non considera desiderabile. “Cercheremo come prioritario il fatto che si compri l’insieme dell’azienda in un contesto in cui si cerchi di rilanciarla”, ha spiegato sempre Calenda, aprendo a Lufthansa come partner gradito nonostante il silenzio che fino ad oggi si è sentito assordante dalle parti di Colonia, sede del gruppo tedesco. C’è chi parla di silenzio-assenso, come per non scoprire le proprie carte, mentre lo stesso Calenda sembra riferirsci proprio alla Germania quando indica la necessità di “un’alleanza con un’azienda del trasporto aereo”.

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La domanda da porsi a questo punto è: Lufthansa – o chi per essa – vuole davvero esporsi fino a questo punto? Alitalia è una compagnia che si porta dietro problemi di gestione ormai incistati nella sua organizzazione aziendale, con una struttura alle volte debole e altre invece sovradimensionata rispetto alle reali necessità. Completano il quadro una flotta inadeguata e necessitante di investimenti miliardari per renderla idonea alle tanto agognate rotte a lungo raggio e i pochi e male armati slot – i diritti di decollo e atterraggio – alcuni dei quali passati ad Etihad con un’operazione ai limiti del saccheggio. Più che comprarla, ci sarebbe da farsi pagare per accettare l’idea di portarsela a casa. Non è d’altronde un mistero che gli spettatori interessati facciano in realtà il filo, più che agli asset del vettore, al mercato italiano, che senza Alitalia vedrebbe più di 20 milioni di passeggeri (quelli attualmente trasportati sotto la A tricolore) ‘liberi’ di essere conquistati.

Il secondo punto critico nel futuro di Alitalia riguarda la gestione in caso di futuro passaggio armi e bagagli oltreconfine. “Mi sono più volte espresso sulla responsabilità del management operativo di Alitalia e non vi è dubbio che l’idea di gestire da Abu Dhabi la compagnia sia stato un gravissimo errore”, ha sottolineato Calenda. Perchè mai affidarla invece ad una testa operativa che stia in Germania – o dovunque sia, comunque non a Roma – dovrebbe portare a risultati diversi, è un mistero.

Filippo Burla

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