Roma, 16 dic – “Urne vuote e piazze piene, la politica è distante dal Paese reale“: Cgil e Uil puntano il dito contro il governo Draghi mentre lo sciopero generale registra una adesione alta. “Si sta determinando una distanza tra i bisogni del Paese reale e la politica che si sta sempre più chiudendo al suo interno e non si pone il problema che più della metà del corpo elettorale non va a votare”. Così il leader Cgil, Maurizio Landini, alla manifestazione per lo sciopero generale contro la manovra in una piazza del Popolo gremita, a Roma. “Siamo fuori tempo massimo? No, siamo all’inizio di questa battaglia“, dice ancora Landini: “Poterla fare con questa forza e questo consenso nel Paese ci rafforza”.

Sulla stessa linea Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil: “Oggi ci sono cinque piazze piene. È strano dire che non rappresentiamo il Paese reale, chi è rimasto indietro – attacca -. Chiediamo al governo di fare scelte diverse. Il Paese ha bisogno di risposte, che finora non sono sufficienti”.

Forte adesione allo sciopero Cgil-Uil, 80% metalmeccanici ha incrociato le braccia

Forte adesione dei metalmeccanici allo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per protestare contro la legge di Bilancio, giudicata insoddisfacente. Secondo i primi dati della Fiom, dalle tute blu sarebbe arrivata una partecipazione dell’80 per cento. E’ il primo sciopero contro il governo da sette anni, quando sempre Cgil e Uil e sempre senza la Cisl (contraria anche questa volta) hanno manifestato contro il Jobs Act di Renzi.

Landini accusa i partiti: “Lontani dai bisogni del Paese reale, metà degli elettori non va più a votare”

Landini dal palco di piazza del Popolo accusa i partiti: “In alcuni momenti la maggioranza, che è così vasta, ha preferito trovare una soluzione al suo interno piuttosto che discutere con le parti sociali, come accaduto sul fisco. E questo sta determinando una lontananza tra i bisogni del Paese reale e la politica, che si sta sempre più chiudendo al suo interno e non si pone il problema che ormai metà del suo corpo elettorale non va a votare e non si sente rappresentata da questa politica”. “I dati che ci stanno arrivando ci dicono che la gente vuole un cambiamento – afferma il leader Cgil -. Non finisce il mondo con la legge di Bilancio, anzi comincia il lavoro. Chiediamo un cambio del mondo del lavoro, la riforma delle pensioni, un decreto contro la delocalizzazione e una politica industriale per lo sviluppo“.

“Quello che divide il Paese non è lo sciopero”

E la protesta non si esaurisce con lo sciopero di oggi, avverte il sindacalista. “Oggi è l’avvio di una mobilitazione perché questo Paese va cambiato. Oggi c’e una domanda di partecipazione e il sindacato svolge la funzione di incanalare questo disagio sociale in un processo che ha l’obiettivo dei rafforzare la democrazia. Ma per farlo serve rafforzare il lavoro, il diritto ad avere un lavoro dignitoso e non precario”. “Quello che divide il Paese non è lo sciopero, è l’evasione fiscale, la precarietà, l’ingiustizia. Oggi abbiamo bisogno di un cambiamento, di cambiare le leggi sbagliate”, è l’attacco di Landini. Quello che serve è “un nuovo contratto di inserimento al lavoro fondato sulla formazione e sulla stabilità”.

Bombardieri: “Serve riforma fiscale e non la foresta di Sherwood al contrario”

Bombardieri gli fa eco e sottolinea la necessità di una riforma fiscale complessiva. E non “la foresta di Sherwood al contrario”, che il “primo atto del governo è stato il condono, uno schiaffo a chi paga le tasse“. “Dobbiamo costruire un Paese diverso, abbiamo il dovere di cambiare il Paese. Da oggi partiamo e non ci fermeremo, neppure tornando in piazza se necessario”, annuncia il leader Uil. “Siamo persone per bene che hanno sempre pagato le tasse e vogliono continuare a pagarle ma vogliono che si introduca un principio: che siano pagate da tutti e vanno abbassate a chi le ha sempre pagate”, aggiunge Landini.

La replica a Bonomi: “Triste per lo sciopero? Qui ci sono lavoratori tristi perché hanno perso il posto”

I due sindacalisti poi replicano al leader di Confindustria, Pierpaolo Bonomi. “Questa giornata di mobilitazione lo ha reso triste – ricorda Landini – Quando ho letto la dichiarazione sono rimasto sorpreso e mi è venuto in mente Enzo Jannacci e la canzone ‘Ho visto un re'”. E Bombardieri: “Il presidente di Confindustria Bonomi ha detto ieri che era triste per lo sciopero: qui ci sono lavoratori che sono tristi perché hanno perso il posto il lavoro. Pensi a loro, pensi alle aziende che hanno licenziato.

Lega e FdI all’attacco: “Una farsa. Rallenta l’economia”

Sul fronte dei partiti arriva la condanna della Lega. “Siamo davanti a uno sciopero-farsa contro l’Italia e i lavoratori, la Cgil ci aiuti a ricostruire il Paese anziché bloccarlo”, dice il leader Matteo Salvini.  “Lo sciopero in qualche maniera rallenta l’economia, non mi pare aiuti il problema che viene posto“. Così la leader di FdI Giorgia Meloni, arrivando a Coldiretti. “Chiaramente io rispetto sempre le scelte, ognuno fa quello che ritiene di dover fare”, aggiunge. “Mi auguro che non ci sia nessuno scollamento con il Paese – dice invece Giuseppe Conte, leader M5S, a margine dell’assemblea di Coldiretti -. Stiamo vivendo una situazione difficile, chiaramente c’è un malessere diffuso che la classe politica non può trascurare. La settimana prossima incontrerò i sindacati e le associazioni di categoria per capire le loro ragioni”. “Lo sciopero è sempre legittimo e va rispettato, ma rappresenta comunque il fallimento di una trattativa. Ed è un vero peccato perché può diventare un boomerang per Cgil e Uil”. Ne è convinta la presidente dei senatori FI Anna Maria Bernini.

Calenda condanna il “populismo sindacale”

Contro certo sindacalismo si scaglia invece Carlo Calenda: “Per Bombardieri il resto dell’Italia è il Paese irreale. La pretesa di rappresentare tutto il Paese ‘buono e operoso’ contro ‘i palazzi’ non è solo un esempio di populismo sindacale ma anche un’affermazione ridicola, visti privilegi dei leader sindacali“. Così il leader di Azione su Twitter.

Adolfo Spezzaferro

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2 Commenti

  1. Per la verità i manifestanti sono tutti dei militanti-votanti e come al solito con questo tipo di sindacato parecchio suona storto a prescindere dalla assoluta mancanza di idee innovative a fianco di rivalse universalmente giuste.

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