Per cinque volte il segno “1”. Sei match chiusi in parità, quindi “X”. E per ultimo un “2”, a rappresentare l’unica vittoria esterna di giornata.
E’ questo il riassunto della prima schedina vincente del totocalcio. Anche se all’epoca, sul calendario era segnata la data del 5 maggio 1946, questo passatempo avevano un nome differente.
Prima di arrivare alla denominazione che noi tutti conosciamo sarebbero trascorsi un altro paio di anni, 1948, mentre per contare i famosi tredici incontri da indovinare, i player avrebbero dovuto attendere fino alla stagione sportiva 1950/1951.
E così, per oltre mezzo secolo i giocatori italiani che volevano tentare la sorte scommettendo sui match della domenica pomeriggio dovevano, per forza di cose, giocare al totocalcio. Nel 1994 sarebbero nati il totogol (unico sopravvissuto fino ai giorni nostri) e un altro paio di giochi legati sempre al più popolare degli sport. Ma per quella che possiamo considerare come la vera rivoluzione c’era ancora da attendere un quadriennio.
Perché fu solo il 27 giugno 1998, con i mondiali di Francia in pieno svolgimento, che lo Stato autorizzò le scommesse sportive. Non tutte le agenzie ippiche sparse sul territorio erano però pronte ad accogliere questa novità. Tanto che le primissime puntate sulle partite di calcio furono piazzate solamente nel Lazio. Poi nel giro di una settimana ecco l’OK anche dalle altre diciannove regioni d’Italia.
Ciò che più conta è che da questa data in poi fu un susseguirsi di novità.
Quattro anni più tardi, difatti, nel mese di maggio 2002, alla vigilia dei mondiali disputati fra Giappone e Corea del Sud, ecco l’ok alle scommesse online. Nell’aprile del 2005 semaforo verde per le puntate in tempo reale, o come vengono indicate dai bookmaker, le “live betting”.
Per concludere, nel 2013, l’autorizzazione a giocare non solo su eventi reali, ma anche su quelli virtuali.
E una serie di novità sono in programma per l’inizio della prossima estate.
Nei mesi scorsi, difatti, è stato emanato il bando per la concessione di 120 nuovi licenze. Le autorizzazioni ad entrare nel mercato italiano del gambling dovrebbero arrivare fra un paio di mesi circa. Proprio quando saranno in svolgimento i mondiali di Russia 2018.
Nel frattempo i numeri di questa prima parte dell’anno mostrano il segno più.
Stando a quanto riferito dall’Agimeg, l’Agenzia Giornalistica sul Mercato del Gioco, la spesa (somme puntate meno vincite erogate) in scommesse online nel solo mese di marzo è stata pari a 51,3 milioni di euro. Se confrontiamo questo dato con quello registrato esattamente un anno fa, a marzo 2017, ci troviamo di fronte a un +82,4%.
In definitiva, quello del gambling è un settore rilevante della nostra economia, tanto da contribuire al prodotto interno lordo per oltre un punto percentuale.
 

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