Roma, 2 lug – Non sforzatevi di capire la logica di chi vorrebbe la “capitana” Carola libera anche se ha violato le leggi e solo in virtù dei suoi buoni sentimenti: tale logica, semplicemente non esiste. O, meglio, non c’è alcun pensiero coerente, falsificabile in senso popperiano, valido e replicabile in modo universale. C’è, semplicemente, un senso di solidarietà castale e antropologico verso il proprio simile. Carola piace a lorsignori perché in lei individuano qualcosa di esteticamente e spiritualmente affine. Piace a loro perché è cosa loro. È solo per questo che se ne richiede l’impunità: per l’indignazione di vedere “una dei loro” alle prese con fastidiose finzioni giuridiche come le leggi, i confini, i tribunali, le forze dell’ordine, i governi.

Particolarmente risibile è il riferimento ad Antigone, l’eroina della tragedia di Sofocle che rivendicò la validità dei legami di sangue e delle leggi divine e comunitarie contro il diritto positivo stabilito dal re Creonte (in ballo c’era la mancata sepoltura di Polinice, fratello di Antigone, per editto del re). Come ha scritto Stefano Vaj, nel suo Indagine sui diritti dell’uomo, “la sanzione religiosa del diritto cui si riferisce Antigone è bensì tale, ma rinvia alla fedeltà ad una concezione del mondo che lega tra loro i membri della Volksgemeinschaft indoeuropea così come li lega ai loro predecessori e discendenti, e non a un principio di giustizia universale, «razionale» e metafisicamente garantita, di marca giusnaturalista”. Del resto Carola ha candidamente ammesso di aver “sbagliato manovra” e ha “chiesto scusa” alla guardia di finanza che ha rischiato di schiacciare contro il molo, atteggiamento ben strano per una moderna Antigone che sa di avere l’etica universale dalla sua…

La tribù degli ottimati


Ma, dicevamo, farsi troppe domande a riguardo è inutile. Carola ha agito nel giusto perché lei è giusta. Ed è giusta perché appartiene a una tribù di ottimati a cui tutto deve essere concesso. A Bibbiano, gli ottimati sono i carnefici, quindi la vicenda viene presto minimizzata. Tutta la cronaca degli ultimi mesi e anni può essere vista alla luce di questo riflesso tribale. Accade così che una banale rissa tra ventenni che ha come conseguenza un naso rotto esondi dalle cronache locali e diventi un tema di indignazione globale se quel naso è situato sul corpo di uno “dei loro”, mentre quel militante di CasaPound a cui è stato quasi staccato un orecchio, a Padova, in seguito a un’aggressione ideologica tranquillamente rivendicata, susciti sì e no qualche alzata di spalle.

Lo stesso scandalo per la rimozione degli striscioni per Regeni non ha nulla a che fare con la drammaticità della morte di questo giovane studioso, quanto piuttosto con il suo essere riconosciuto come appartenente alla tribù progressista. Fosse successo lo stesso a un inviato del Giornale, per tacere del Primato Nazionale, altro che striscioni: ci avrebbero fatto un meme.

Adriano Scianca

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4 Commenti

  1. È solo una viziatella che cerca di sfuggire ai sacrifici richiesti dalla vita quotidiana (nello studio, nel lavoro e nello sport). Sa che ha dalla sua i poteri forti ed è pienamente mainstream. Stupisce che qualcuno dell’area di destra radicale dica: “comunque ha coraggio”. Ma quale coraggio???

  2. Buongiorno direttore,
    Le consiglio di rivedersi Popper, ché qui mi sa che di falsificazioni ce ne sono pure troppe. Mi sa che non l’ha approfondito Popper.

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