Roma, 8 dic – Dopo il “bis, bis” di ieri alla Scala per Mattarella – che però ha più volte declinato l’offerta di restare al Colle – la Lega scopre (in parte) le carte – “Confronto in primo luogo con Renzi” -, ma la battaglia per il Quirinale deve ancora iniziare. Quel che è certo ormai è che il patto dei due Matteo peserà al momento del voto. E’ volontà comune di Matteo Salvini e di Matteo Renzi infatti sbarrare la strada a un candidato Pd-M5S. Candidato peraltro ben complicato da esprimere, ora che Letta e Conte sono un po’ meno alleati di prima, visto che l’ex premier ha rifiutato la candidatura alle suppletive nel seggio-feudo Pd lasciato vacante da Gualtieri a Roma.

Alla Scala tutti chiedono il “bis” a Mattarella

Il teatrino serissimo andato in scena ieri alla Scala, con l’applauso e il “bis” in coro degli astanti per il presidente della Repubblica dà il polso di come un po’ tutti temano che senza una conferma del dream ticket – con Draghi a Palazzo Chigi e non al Colle – la maggioranza si spaccherà su tutto. A partire appunto dall’elezione del successore di Mattarella. Si fa un gran parlare di candidato istituzionale, a garanzia di tutti, super partes, non espressione dei partiti, ma allo stato attuale nessuno azzarda un nome. Sì, certo sono tutti d’accordo che una donna sarebbe l’ideale – Marta Cartabia, nella fattispecie – perché nessuno si opporrebbe a una scelta del genere. Ma sappiamo che finché non si apriranno le votazioni in Aula tutto è ancora possibile.

Romanzo Qurinale, per adesso si sa solo che tutti vogliono Draghi a Palazzo Chigi

Per adesso il quadro è fumoso – nessuno giustamente brucia i nomi e quando si fanno è proprio per bruciarli – soltanto una paio di cose sono certe. La variopinta maggioranza che sostiene l’esecutivo vuole che Draghi resti dove sta e che non vada al Colle. Certo è però che se l’ex numero uno della Bce intendesse andarci, sarebbe praticamente impossibile non eleggerlo: è il salvatore dell’euro, prima, e dell’Italia, ora. Non a caso, infatti, il premier tace in merito. La seconda certezza è che Pd e M5S non voterebbero per Berlusconi. E qua casca l’asino. A conti fatti, se il centrodestra, i renziani e qualche centrista sparso dovessero trovare la quadra su un candidato, potrebbero eleggerlo senza i voti giallofucsia. In tal senso le grandi manovre per un grande centro servono proprio ad avere voce in capitolo sull’elezione del successore di Mattarella.

Berlusconi candidato del centrodestra? Gli mancano circa 14 voti per essere eletto

Berlusconi è il candidato naturale del centrodestra. E ci mancherebbe pure. Lui, il più volte premier e leader di Forza Italia, da giorni ha iniziato a dispensare buone parole persino per i 5 Stelle, disprezzati per anni. Come a prepararsi la piazza, insomma. Numeri alla mano, in effetti, l’impresa è tutt’altro che impossibile. Il centrodestra unito, considerando i delegati regionali, sarebbe attorno a 440-445 voti, ai quali si dovrebbero sommare al momento una decina di renziani, un po’ di voti di ex M5S ora nel gruppo Misto e di qualcuno nel gruppo delle Autonomie. Insomma, per salire al Colle a Berlusconi mancano circa 14 voti, da spendere al quarto scrutinio.

Fontana: “La Lega si confronterà in primo luogo con Renzi”

In ogni caso la Lega gioca almeno un’altra partita (come tutti i partiti, d’altronde). Il vicesegretario del Carroccio Lorenzo Fontana in un’intervista a Repubblica infatti conferma che il suo partito si confronterà in primo luogo con Italia Viva. La Lega – assicura Fontana -punta a un presidente della Repubblica super partes. “Il centrodestra si presenterà unito, ma per eleggere un Presidente servono consensi più ampi. Bisogna trovare i numeri che non abbiamo. E non abbiamo preclusioni, nel dialogo, nei confronti di nessuno“, chiarisce. Secondo Fontana anche “Berlusconi fa il suo gioco. Potrebbe essere un buon candidato. Sui 5 Stelle dico che un partito che ha preso oltre il 30 per cento alle ultime politiche merita rispetto. Ma sui risultati che ha ottenuto e su un certo modo di fare ho molte più riserve”.

“Renzi e un’eventuale aggregazione di centro sono i più vicini a noi”

Fontana poi sottolinea il ruolo di quel grande centro effimero e virtuale ma decisivo per la battaglia per il Quirinale. “Si stanno posizionando le armate. Ma il gioco vero si farà fra un mesetto”, conferma. Mentre Renzi “è dotato di un’abilità tattica non indifferente: ha un partito piccolo, però sa che per il Quirinale i voti non si contano ma si pesano. La partita se la sta giocando al meglio, per i mezzi che ha. E’ un interlocutore con cui bisogna avere a che fare, se vogliamo centrare l’obiettivo di indicare un capo dello Stato super partes e garante di tutti. Anzi: Renzi e un’eventuale aggregazione di centro sono i più vicini a noi, dunque saranno i primi con i quali ci confronteremo”. Ecco fatto.

Adolfo Spezzaferro

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