Roma, 19 ott – Il Silvio Berlusconi Show di ieri, nei pressi del Senato, ha fatto sicuramente il suo effetto, quanto meno mediatico. Tra liste dei ministri Fi date in anticipo, dichiarazioni addirittura in conto di Giorgia Meloni ma, soprattutto, la clamorosa “imposizione” di Elisabetta Casellati come ministro della Giustizia, il Cavaliere si è goffamente preso la scena e ha comunicato a tutti l’intenzione di voler decidere, pur da socio di minoranza, le sorti del futuro governo.

Berlusconi show, tra nomi dei ministri dati in anticipo e “diktat” alla Meloni

Sembrava tutto chiuso dopo l’incontro a via della Scrofa, ma i più avveduti potevano anche immaginare quanto avvenuto ieri (e noi qualche dubbio lo avevamo sollevato). Il Berlusconi show si declina in mille modi. Anzitutto, liquidando Carlo Nordio al ministero della Giustizia, diversamente da come vorrebbe la Meloni. Reinterpretando e “impastando” le parole del leader di FdI a suo piacimento. Ma la Meloni non voleva Nordio? Questo gli chiedono i cronisti. Lui, come riportato da Tgcom24, risponde così: “Il ministro della Giustizia sarà Nordio? No, lo incontro oggi ma c’è la ex presidente del Senato Elisabetta Casellati, su questo c’è accordo, assolutamente. Meloni ha suggerito, c’è Nordio che è bravissimo, magari ti convinci che è la scelta giusta, ma io sono già convinto che la scelta giusta è Casellati perché conosco le cose che ci sono da fare per la riforma della giustizia”. Un muro. Non contento, il Cavaliere detta anche in anticpo la lista dei ministri di Forza Italia, prima che esista un premier incaricato a farlo. Una scena davvero squallida.

L’anziano leader, insomma, dimostra che non vuole invecchiare. E che, in qualche maniera, vuol prendersi a tutti i costi la scena. Denotando anche una certa disperazione sottesa, e forse una triste malinconia interiore. Per carità, queste ultime sono interpretazioni. Ma una fine così, onestamente, è ingloriosa davvero. Comunque si evolva la situazione.

In qualche maniera, il Cavaliere è sempre l’ago della bilancia: ma le alternative sono poche

Si tratta di una constatazione meramente oggettiva. Al netto del suo 8,1%, il fondatore di Forza Italia ha voluto giocare a dettare la linea, contrapponendosi al decisionismo meloniano dei giorni scorsi. Come finirà? Come al solito è difficile fare previsioni. A guardare bene, però, non è che vi siano molte alternative. Non dovesse formarsi un esecutivo di centrodestra, l’unica sarebbe, per dirla alla buona, “il solito” centrosinistra perdente ma “governante”. Come a dire che le vecchie abitudini non muoiono mai. In realtà, ci vorrebbe la solita “grande ammucchiata” per costituire una maggioranza alternativa, che comprenda Terzo polo e M5s, ufficialmente nemici.

Si sa che in politica può accadere di tutto, ma andrebbe sottolineato che, per il Pd, tornare di nuovo al governo con il partito di Berlusconi sarebbe deleterio in termini di consensi, anche contando i suoi elettori più fedeli. Forse, sarebbe plausibile in un’altra circostanza, ma non adesso, non subito dopo l’esperienza del governo Draghi. E la stessa “grande ammucchiata” appare improbabile subito dopo il voto (mentre invece sappiamo che potrebbe essere più plausibile nel pieno della legislatura, dopo un’ipotetica caduta del “primo esecutivo” formatosi dopo l’esito delle urne). Dall’altro lato, c’è da fare i conti con il fatto che le sparate del Cavaliere di ieri sembrano senza ritorno: per fare un esempio spicciolo, se dovesse spuntarla la Meloni, come farà Berlusconi a giustificare il suo diktat fallito sulla Casellati? Sarebbe uno smacco all’orgoglio di un uomo di cui conosciamo bene l’ego: difficilmente sarebbe in grado di digerirlo.

Stelio Fergola

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