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Roma, 30 apr – Un fulmine a ciel sereno, che ha lasciato interdetti anche parte degli amministratori locali: la Calabria sfida il governo e riapre bar e ristoranti. Con una ordinanza pubblicata poco prima delle 22 di ieri, la presidente della Regione Jole Santelli (Forza Italia), ha decretato quel “liberi tutti” tanto paventato dal premier e dal governo giallofucsia. Pasticcerie, pizzerie, agriturismo: tutte quelle attività che restano chiuse per decreto fino al 1 giugno perché ad alto rischio di contagio da coronavirus, in Calabria potranno riaprire i battenti. Anche se il governo già si sta muovendo per bloccare l’ordinanza.



Governo pronto a diffidare la governatrice

A quanto apprende l’AdnKronos da fonti di Palazzo Chigi, infatti, l’esecutivo si sta muovendo per diffidare la governatrice Santelli, rea di voler anticipare i tempi della fase 2 autorizzando la riapertura dei locali con tavoli esterni, dei mercati e dando il via libera alla ripresa degli sport individuali. L’ordinanza, riferiscono fonti di primo livello, è stata oggetto di discussione del Consiglio dei ministri. La diffida è il passo che precede l’impugnativa. Si tratta, in sostanza, di una lettera con cui si invita il governatore a rimuovere le parti incoerenti dell’ordinanza rispetto al Dpcm appena varato. Se le modifiche non vengono apportate, il governo può a quel punto decidere di ricorrere al Tar o alla Consulta e impugnarla.

Tajani: “Regioni del sud che hanno contagi zero devono ripartire”

“L’ordinanza  – spiega la Santelli in una nota – prevede “misure nuove, al pari di altre regioni e alcune uniche sul territorio nazionale; tutte parlano il linguaggio della fiducia. Poiché in queste settimane i calabresi hanno dimostrato senso civico e rispetto delle regole, è giusto che oggi la Regione ponga in loro fiducia. Sapranno dimostrare buon senso nel gestire i nuovi spazi di apertura che la Regione ha deciso di consentire, anche oltre il dettato del governo”. Immediato l’endorsement del vicepresidente di Forza Italia: “Salviamo vite umane, rimettiamo in sesto l’economia e poi bisognerà trovare un governo più credibile in grado di guidare il rilancio dell’economia. Non tutta l’Italia è uguale, le regioni del sud che hanno contagi zero devono ripartire. Jole Santelli si sta dimostrando molto capace, è stata citata dal New York Times per la sua ottima gestione”, afferma Antonio Tajani. Tuttavia alcuni amministratori legali restano cauti sulla riapertura anticipata.

Governatori di centrodestra: “Più poteri sulle riaperture”

Intanto i governatori di centrodestra di Lombardia, Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Calabria, Basilicata, Abruzzo, Molise, Abruzzo, e il presidente della provincia autonoma di Trento scrivono al presidente della Repubblica Mattarella e al premier Giuseppe Conte chiedendo più poteri sulle riaperture. “La fase 2 è una fase nuova, che si giustifica per una progressiva diminuzione dell’emergenza. E’ essenziale che si ritorni progressivamente ad un più pieno rispetto dell’assetto costituzionale e del riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni, sempre in applicazione dei principi di sussidiarietà e leale collaborazione. È necessario giungere a una ‘normalizzazione dell’emergenza’, che consenta un ritorno agli equilibri democratici previsti dalla Costituzione”, si legge nel documento. Per i governatori di centrodestra “pare assolutamente necessario che l’attuale struttura del Dpcm 26 aprile 2020, imperniato su regole previste rigidamente in funzione della sola tipologia di attività economica svolta e con la possibilità di adottare, nelle singole regioni, solamente misure più restrittive, venga riformata in quanto non dotata della necessaria flessibilità capace di riconoscere alle Regioni, laddove la situazione epidemiologica risulti migliorata e i modelli previsionali di contagio in sostenuta decrescita, la possibilità di applicare nei loro territori regole meno stringenti di quelle previste a livello nazionale, con una compressione delle libertà costituzionali strettamente proporzionata all’esigenza di tutela della salute collettiva“. Insomma, il Dpcm lascia libertà d’azione ai governatori soltanto nell’adottare misure più rigide e non meno stringenti rispetto alle disposizioni del governo centrale. Ma, dati epidemiologici alla mano, la gravità dell’emergenza varia da regione a regione e quindi non ha senso tenere tutto chiuso dove si potrebbe riaprire e viceversa.

Boccia: “Se ordinanze regionali non coerenti con Dpcm scatta diffida”

Il ministro per gli Affari regionali e le autonomia Francesco Boccia, in videoconferenza con i governatori, ha imposto un altolà. “Propongo un metodo: ordinanze regionali coerenti con il Dpcm. Se ci sono ordinanze non coerenti invio una diffida, una lettera con la scheda indicando le parti incoerenti e la richiesta di rimuoverle (solo in caso di allentamento delle misure) – ha avvertito -. Se non avviene sono costretto a ricorrere all’impugnativa al Tar o alla Consulta“. Boccia ha chiarito: “Non impugno subito ma con grande collaborazione vi scrivo e prima ancora sollecito un confronto preventivo”. Ma il succo del discorso è che chiunque provasse a fare di testa sua, come la governatrice calabrese, incapperà nell’impugnativa. “In base al monitoraggio delle prossime settimane ci potranno essere dal 18 maggio scelte differenziate” tra le Regioni sulle riaperture di attività, ha poi aggiunto il ministro. Il principio è “contagi giù uguale più aperture e viceversa – ha precisato -. Discuterete del monitoraggio con il ministro della Salute Speranza. Definito il monitoraggio si potrà procedere a differenziazioni”.

Il dato politico è che il Dpcm sulla cosiddetta fase 2 (che in verità è una fase 1bis, visto che gran parte delle restrizioni non vengono allentate) è talmente arbitrario e così poco coraggioso rispetto allo stato attuale dell’epidemia nel Paese che ha scontentato tutti – i cittadini, i vescovi, la comunità gay, i commercianti, i ristoratori. E adesso i governatori non allineati con i giallofucsia (ostaggio degli esperti, veri decisori su come gestire la ripartenza) vogliono amministrare in autonomia (cosa che però non si può fare). Conoscendo Conte e compagni, lo scontro sarà duro.

Adolfo Spezzaferro

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