Roma, 27 giu – Sicuri che il Pd possa festeggiare la vittoria alle amministrative? A giudicare dai risultati dei ballottaggi nelle principali città italiane, è indubbio che il centrosinistra a guida dem abbia ottenuto un cospicuo bottino, anche a causa del suicidio del centrodestra in alcune sue storiche roccaforti. Emblematico il caso di Verona. C’è però un dato che dovrebbe saltare agli occhi dei più attenti osservatori: il tracollo della sinistra in Toscana. Non proprio un’improvvisa doccia fredda in un rovente giugno qualsiasi, semmai una inesorabile emorragia di consensi che da almeno dieci anni coinvolge il firmamento del Partito democratico. Quella che un tempo era considerata la regione “rossa” per eccellenza, inespugnabile fortino prima del Pci e poi dei post comunisti alla margarina – per dirla con Molotov – è adesso costellata di importanti città governate dal centrodestra.

Non solo Lucca, c’era una volta la rossa Toscana

Con la riconferma di Alessandro Tomasi, sindaco in quota FdI, a Pistoia e la vittoria di Mario Pardini a Lucca, in Toscana sono ben sette i capoluoghi di provincia guidati dal centrodestra: Massa, Pisa, Arezzo, Siena, Grosseto e appunto Pistoia e Lucca. In pratica la sinistra amministra appena quattro grandi città toscane: Firenze, Livorno, Prato e Carrara. Quest’ultima conquistata ieri al ballottaggio, per il Pd unica nota lieta di questa tornata elettorale nella già “rossa” regione. Siamo insomma di fronte a un “caso Toscana”, in controtendenza rispetto al piano nazionale e che è oltretutto ancora più interessante di quanto possa sembrare a prima vista. Perché negli ultimi anni a “destra” non sono passati soltanto sette capoluoghi di provincia, ma anche diversi comuni piccoli e medi. Fatta eccezione per qualche residuale Stalingrado al sapor di ribollita, la sinistra non si ritrova più i tappetti rossi di un tempo stesi nelle accidentate viuzze bucoliche.

La lingua che gli elettori non parlano

Il Pd ha dunque perso terreno anche nelle zone meno industrializzate, in quelle perle medievali che un tempo venivano controllate senza troppa fatica dal grigio immobilismo d’apparato, a suon di clientelismo e vetusti – quanto stucchevoli – richiami all’antifascismo. Alla sinistra non basta più evocare fantasmi. Il completo distacco dalla realtà, l’incapacità di assicurare oggi posti al sole agli elettori, l’arroccamento su posizioni elitarie, l’ingessata spocchia mostrata quando amministra, la sta facendo sprofondare nell’anonimato anche dove vinceva senza sforzi. Quanto successo ieri a Lucca è senza alcun dubbio degno di nota, se consideriamo che il fango gettato sui candidati avversari viene ripagato dai cittadini con sonore pernacchie. Nessuno si fa più abbindolare da certe fregnacce partorite da noiosi poltronisti, capaci di parlare la sola lingua dell’odio e di darsi alla caccia alle streghe. Eppure se la sinistra si soffermasse a ragionare – compito arduo per chi è abituato a sentenziare sparacchiando amenità – si accorgerebbe che i toscani si sono stufati da tempo della mediocrità fatta passare per eccellenza.

Farla finita con la paura

Ora però il centrodestra, a cui a livello regionale continua a mancare una valida classe dirigente, non deve commettere l’errore fatale di sedersi sugli allori. Come facevamo notare su questo giornale dopo la sconfitta alle Regionali del 2020, non basta vincere in qualche città per assicurarsi la continuità amministrativa. La sinistra in Toscana può ancora contare su gangli sistemici oliati in decenni di fedeltà al gramscianesimo. E questo continuo – quanto del tutto ingiustificato – senso di colpa che ammanta la destra italiana, questo parlare la lingua del nemico, questo fingersi altro da sé privandosi della propria identità, rischia sempre di farla perdere. Gli elettori vogliono viceversa sentire un esponente politico di destra usare le loro parole d’ordine, non quelle degli altri. Farla finita con la paura, piantarla con la soggezione psicologica. Armarsi di rigore, serietà, preparazione. Infischiarsene degli attacchi meschini, ascoltare gli elettori, mostrarsi coerenti con le scelte iniziali. La sinistra, allora, sarà sempre battibile.

Eugenio Palazzini

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