Roma, 17 giu – La sinistra non ha perso tempo a strumentalizzare la morte di Cloe Bianco, ex docente transgender che appena qualche giorno fa ha deciso di togliersi la vita. Un gesto sicuramente tragico che ora viene usato per bassa propaganda politica.

Se un trans è solo un trans

Alla vicenda è stata subito data una lettura univoca. Cloe sarebbe stata «uccisa dalla transfobia». Insomma, l’esistenza di Cloe sarebbe solo al livello zero della sua transessualità, secondo le lenti ideologizzate del pensiero progressista la sua vita avrebbe senso solo in quanto persona trans, così la sua morte. Non c’è spazio per sfumature o altro. È quantomeno ironico vedere un mondo, come quello Lgbt, che cerca di uscire dalle categorizzazioni andare poi a imbrigliare la realtà solo attraverso etichette.

L’eterno ritorno del Ddl Zan

Il Ddl Zan non era una legge ma un atto di fede, la sinistra non ha ancora digerito la sua bocciatura. In fondo, ai soloni del pensiero unico sembra una cosa impossibile ed un atto di inciviltà che una parlamento abbia democraticamente votato contro tale legge. Ovviamente la vicenda di Cloe è diventato il pretesto per tornare a parlare di Ddl Zan, come se fosse la prova provata dell’urgenza di una legge a difesa della comunità Lgbt.

È il caso della Cirinnà, la quale parla di un clima d’odio «manifestato e alimentato da applausi in parlamento contro una legge che questo vuole impedire: che le persone trans e tutte le persone Lgbt+ siano oggetto di un odio e uno stigma che uccidono», minacciando di continuare a battersi «perché il parlamento approvi prima possibile una buona legge contro l’omolesbobitransfobia, senza sconti, senza escludere l’identità di genere, senza lasciare indietro nessuno».

La “trama nera”

Sulla questione è intervenuto lo stesso Zan, attaccando direttamente il partito di Giorgia Meloni e denunciando «il modello di Paese di Fratelli d’Italia». Il deputato Pd ne ha per tutti, a partire dall’allora assessore regionale all’istruzione del Veneto Donazzan, che a suo dire avrebbe «pubblicamente ricoperto di insulti la stessa Cloe per il suo coming out come persona trans e aver fatto pressioni politiche pesanti affinché fosse allontanata dall’insegnamento». Per inciso gli «insulti» della Donazzan sarebbero l’aver ripreso le preoccupazioni di alcuni genitori spaventati dal brusco coming out del professore dei loro figli che di punto in bianco si era presentato a scuola in abiti femminili.

Zan mette nel mirino anche il sindaco di Verona, Sboarina, rimproverandogli di vedere la comunità trans «come fossero persone da escludere dalla cittadinanza», per aver detto «Tommasi vuol far diventare Verona una capitale transgender? No grazie».

Non poteva mancare all’appello dei “cattivi” nemmeno Giorgia Meloni, che, a detta di Zan, «sbraita per mezza Europa contro una presunta “lobby Lgbt”». Poiché Zan non può concepire che qualcuno la pensi diversamente da lui, quella della Meloni non può essere una posizione politica, ma solamente una «teoria del complotto», che ovviamente «assomiglia drammaticamente ai più terribili discorsi d’odio del fascismo contro presunte “lobby ebraiche”, e ci riporta ai momenti più bui del ‘900». Sarebbe quindi tutto colpa dell’immancabile “trama nera”, della solita marea montate della destra se non peggio del fascismo. Insomma, il solito discorso paranoide di una sinistra ormai incapace di un confronto politico.

Michele Iozzino

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