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Roma, 4 dic – Alcuni rappresentanti dell’Ue hanno scambiato il Parlamento europeo per la curva del Livorno e hanno deciso di improvvisare un surreale musical istituzionale. Nel video che sta circolando sui social, come scritto stamani su questo giornale, si vedono i membri della commissione appartenenti all’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici cantare Bella Ciao. Tra gli improvvisati ultras di sinistra, compare pure un esitante Paolo Gentiloni.

Assieme all’ex primo ministro italiano e attuale commissario agli Affari economici dell’Ue, nel coro si notano i vicepresidenti Frans Timmermans e Maroš Šefčovič, Nicolas Schmit, commissario al Lavoro, Jutta Urpilainen commissaria ai partenariati internazionali, Helena Dalli, commissaria all’uguaglianza, e la portoghese Elisa Ferreira, commissaria alla coesione e alle riforme. Alti rappresentanti dell’Unione Europea che hanno deciso di accantonare Beethoven per darsi agli inni partigiani. Una scenetta che la dice lunga sul clima che si respira ultimamente in certi ambienti e che ha scatenato una bufera social. 

Le reazioni politiche

“Commissari europei intonano ‘Bella Ciao’. Solo io reputo scandaloso questo ridicolo teatrino da parte delle più alte istituzioni europee? Non hanno nulla di più importante di cui occuparsi?”, ha scritto Giorgia Meloni su Twitter, pubblicando il video rititolato “Unione sovietica europea”. Al leader di Fratelli d’Italia ha fatto eco Fulvio Martusciello europarlamentare di Forza Italia: “Negli stessi momenti in cui UniCredit annunciava il piano di licenziamenti che porterà alla chiusura di 500 filiali, il commissario Gentiloni cantava ‘Bella Ciao’ con i suoi colleghi. Ma pensassero a lavorare che sono pagati per questo”.

Eugenio Palazzini

 

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2 Commenti

  1. Quarant’anni fa ero dirigente regionale della CGIL e mi é capitato di cantare Bella Ciao.
    Il vicepreside della scuola in cui insegnavo, era un liberale, era stato partigiano e diceva che questo non era un canto caratteristico dei partigiani.
    Io non gli credevo.
    Ora non piú.
    Onore a Niní.

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