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Roma, 6 giu – E’ risaputo che la città di Napoli viva da decenni una complessa situazione sociale e politica. Il clientelismo e le persistenti infiltrazioni camorristiche anche nell’ambito delle istituzioni locali hanno comportato l’acuirsi di disagio sociale e malapolitica. L’amministrazione comunale avrebbe il compito di progettarne la ripartenza con legalità e competenza, raggiungibili attraverso un radicale cambio di approccio verso il territorio. La mentalità assistenzialista ha prodotto l’auspicio e l’attesa del sussidio statale di turno, piuttosto che l’incentivo ad immettersi nell’ambito lavorativo.



Anche in ragione di ciò le elezioni comunali a Napoli del prossimo autunno sanciranno un crocevia fondamentale per la città. Dopo 10 anni di disastrosa gestione De Magistris la città ha acuito il suo divario sociale con il resto della penisola. Il debito sfiora ormai i 3 miliardi di euro e denota l’incapacità dell’ex magistrato di gestire un bilancio perennemente in rosso. Oltre al fattore economico la città soffre una problematica di viabilità consistente. La buona gestione e la manutenzione di tale settore sono una conditio sine qua non per la ripresa cittadina.

Comunali di Napoli: partiti mai così in difficoltà

Il centrosinistra appare completamente lacerato al proprio interno. Il ritorno in campo di Antonio Bassolino non ha trovato l’appoggio di Pd e M5S, complici divergenze passate. Il già sindaco correrà con l’esclusivo appoggio di Azione e +Europa, oltre all’appoggio di alcune liste civiche. Dem e pentastellati hanno così optato, al termine di una lunga ed estenuante trattativa, per la candidatura dell’ex ministro Gaetano Manfredi. Sempre nell’ambito del centrosinistra presenzierà anche Alessandra Clemente, membro della giunta comunale in quota De Magistris. La candidata otterrà l’appoggio della lista DEMA e di Potere al Popolo, contenitore elettorale dei centri sociali (consistentemente finanziati nel corso degli anni dall’attuale amministrazione).

Osservando la controparte politica di centrodestra non vi è ancora chiarezza su candidati e liste d’appoggio. Discorso che, peraltro, vale non solo per le comunali di Napoli. Dopo una consistente attesa è stata ufficializzata la discesa in campo del Pm Catello Maresca. Volto noto in città per i successi raggiunti in ambito giuridico, in particolar modo l’arresto del boss Michele Zagaria. Anche in ragione di ciò Maresca tenterà l’exploit da candidato civico e non prettamente politico: i tre partiti del centrodestra hanno chiaramente lasciato trasparire il proprio appoggio, dato il suo quasi certo arrivo al ballottaggio. Tuttavia, appare invece incerta la scelta del centrodestra per il primo turno elettorale. Infatti, appoggiare Maresca senza il proprio simbolo di partito creerebbe polemiche e riflessioni profonde, essendo Napoli città importante e bisognosa di approcci chiari.

Cosa vuol fare il centrodestra?

Osservando ed analizzando indiscrezioni e notizie sembra che le divergenze sulla scelta siano ancora presenti. Forza Italia pare intenzionata ad appoggiare Maresca con una lista autonoma. La Lega è invece indecisa sulla presentazione del proprio simbolo, conscia delle difficoltà d’approccio territoriale: in via Bellerio potrebbero optare per la presentazione di una lista civica al primo turno. Infine, Giorgia Meloni appare convinta del bisogno d’esporsi in tutte le tornate amministrative, forte della propria ascesa di consensi. Già a febbraio Fratelli d’Italia aveva candidato Sergio Rastrelli, avvocato noto in città e figlio d’arte, dato che il defunto padre Antonio è stato in passato presidente regionale. La candidatura di Rastrelli permetterebbe la possibilità di incassare al primo turno un consenso politico mediaticamente importante, da declinare poi su Maresca. Conquistare la vittoria alle comunali di Napoli sarebbe una grande vittoria di coalizione, utile per ribadire il predominio anche nelle zone nazionali avverse elettoralmente.

Tommaso Alessandro De Filippo

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