Roma, 27 mar – Sei ore. Tanto è durato il Consiglio Ue di ieri sera, chiamato – dopo l’Eurogruppo di due giorni fa, conclusosi con un nulla di fatto – a tentare di rimettere in piedi un’Unione sempre più frammentata di fronte all’epidemia di coronavirus. Sei ore nel corso delle quali si è acceso il dibattito fra le varie “anime” delle diverse nazioni, incapaci di addivenire ad un documento comune se non dopo lunghissime trattative. Documento che, peraltro, decide di non decidere visto che le generiche “proposte” per fronteggiare l’emergenza sanitaria sono rinviate, di nuovo, all’Eurogruppo che avrà due settimane per metterle a punto. Ammesso che trovi la quadra.

Consiglio Ue: Conte all’attacco

C’è voluto del tempo – e la limatura di qualche dettaglio – ma alla fine anche il nostro presidente del consiglio ha firmato le dichiarazioni finali. Proprio Conte ha guidato il fronte delle nazioni del sud – Italia e Spagna in testa – contro quelle del nord, accusate di eccessivo rigorismo nell’essere ostinatamente contrarie all’utilizzo di strumenti comunitari.

Il riferimento è ai coronabond, ovvero l’idea di mettere in comune parte delle spese necessarie a combattere l’epidemia: Nessuno pensa a una mutualizzazione del debito pubblico: ciascun Paese risponde per il proprio debito pubblico, e continuerà a risponderne – ha però specificato Conte – si tratta di reagire con strumenti finanziari innovativi e realmente adeguati a reagire”.

Il doppio no di Germania e Olanda

Dall’altro lato del tavolo (metaforico: la riunione si è tenuta in videoconferenza) del Consiglio Ue si collocano Berlino e Amsterdam, che da giorni sembrano fare a gara a chi nega con maggiore veemenza l’ipotesi di dare una risposta unitaria che passi, fra le altre cose, dal ricorso a ingegnerie finanziarie comuni – si chiamino coronabond o eurobond. Angela Merkel e Mark Rutte continuano a puntare dritto sugli istituti già esistenti, a partire dal Meccanismo europeo di stabilità: “dal punto di vista tedesco noi preferiamo il Mes come strumento, è stato fatto per le crisi”, ha spiegato la cancelliera, cui ha fatto immediato eco il premier olandese sottolineando che “l’Ue ha creato i suoi strumenti, come il Mes, che può essere usato in modo efficace, ma con le condizionalità previste dai trattati”.

Se ogni riferimento al Meccanismo è stato (prudenzialmente e forse solo per il momento) espunto dal documento finale, questo non ha cancellato l’ultimatum pervenuto dall’Italia: “Le conseguenze del dopo Covid-19 vanno affrontate non nei prossimi mesi ma domani mattina”, ha spiegato ancora Conte, cercando di spingere gli altri leader a velocizzare le misure. Se in origine il termine ultimo era di 10 giorni, sono 14 i giorni che il Consiglio Ue si prenderà. Senza, tuttavia, alcuna garanzia di successo. Sarà in quel momento che quel “altrimenti facciamo da soli” minacciato ieri dal nostro presidente del Consiglio dovrà trovare incarnazione. Ammesso che non fosse solo l’ennesimo bluff di Giuseppi.

Filippo Burla

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8 Commenti

  1. […] La prima lotta, spiega Zanda, è quella “senza quartiere alla pandemia del coronavirus”. La seconda viene subito dopo, “quando ricominceremo a vivere”. In questa successiva fase serviranno “tanti soldi poiché occorrerà aiutare la ripresa sia del piccolo commercio sia della grande industria”. Un problema non da poco, stante l’incapacità dell’Ue di accordarsi su qualsiasi sostegno concreto in tal senso. […]

  2. […] La prima lotta, spiega Zanda, è quella “senza quartiere alla pandemia del coronavirus”. La seconda viene subito dopo, “quando ricominceremo a vivere”. In questa successiva fase serviranno “tanti soldi poiché occorrerà aiutare la ripresa sia del piccolo commercio sia della grande industria”. Un problema non da poco, stante l’incapacità dell’Ue di accordarsi su qualsiasi sostegno concreto in tal senso. […]

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