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Roma, 4 dic – Se Di Maio fa la voce grossa e lancia gli ultimatum alla maggioranza – “sul Mes decide il M5S” – il Pd non è da meno e in un gioco al massacro fa sapere all’alleato che se continua con i ricatti si va al voto, perché i dem – assicurano – non hanno paura delle elezioni. Nel bel mezzo c’è il premier Giuseppe Conte, che apre alla richiesta dei 5 Stelle di rinviare la firma della riforma del fondo salva Stati Ue. Ma la maggioranza giallofucsia resta a un passo dalla crisi. Perché non ha una posizione condivisa su molte, troppe questioni, anche sul fronte della legge di Bilancio.



Conte: “Ok a rinvio su Mes ma basta propaganda”

Sul fondo salva Stati dico no a cambiali in bianco. Ma basta propaganda“, dice il presidente del Consiglio al Corriere della Sera da Londra, dove è in corso il vertice Nato. E apre all’ipotesi di un rinvio. “Noi ci stiamo muovendo in una logica di pacchetto, abbiamo fatto un vertice di maggioranza su questo. Pacchetto significa che il progetto comprende unione bancaria e monetaria: è giusto che l’Italia si esprima solo quando avrà una valutazione complessiva su dove si sta andando, io ancora non ho firmato nulla, tanto meno una cambiale in bianco“. Sulla riforma del fondo salva Stati il premier assicura che la volontà dei 5 Stelle sarà assolutamente rispettata, ma anche quella delle altre forze politiche. “Per andare avanti serve l’accordo tra tutte le forze che sostengono il governo“. E sul fronte della trattativa Ue, fa presente che “ci sono 19 Paesi che stanno scrivendo una riforma, c’e’ una sintesi nazionale da fare e poi una europea. Se tu mi porti sull’unione bancaria un progetto che all’Italia non piace io non firmo il Mes, e non è un ricatto, questa è logica di pacchetto, mettere in discussione tutto. State sicuri che non ci faremo fregare”. Conte non esclude dunque un rinvio sul Mes: “No, non lo escludo. Abbiamo evitato già tante insidie, io non ho abbracciato in Parlamento fideisticamente il Mes. Però bisogna dire che esiste già. Bisogna evitare la fanfara propagandistica che fa salire lo spread, l’Italia ha un debito sostenibile e il Mes si attiva su base volontaria. Ci siamo battuti perché la valutazione del debito non fosse automatica”. Poi il Corriere viene al dunque e chiede al premier se complessivamente la riforma è utile all’Italia. Conte risponde: “Abbiamo evitato dei peggioramenti, gli aiuti vengono dati direttamente alle banche e non allo Stato, senza influenza sul debito”.

Delrio: “Basta ricatti 5 stelle, avanti col programma o si va al voto”

Il premier sa bene che sul Mes non può ignorare il Pd e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sul piede di guerra contro i 5 Stelle. E questo resta il problema di fondo per Conte: conciliare due posizioni inconciliabili. Anche perché i dem ora rispondono per le rime: “Basta ricatti 5 Stelle, avanti con il programma oppure si va al voto. E il Pd non ha paura“. In un’intervista a Repubblica Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, fa presente che come Pd “non abbiamo paura delle elezioni” e “non l’avevamo neanche la scorsa estate – aggiunge – quando ancora non si erano verificate due scissioni (di Renzi e Calenda) e avremmo potuto rafforzare il Pd correndo alle urne”. Ma sono state evitate perché “abbiamo scelto il Paese e le famiglie italiane che altrimenti avrebbero pagato i 23 miliardi della tassa Salvini sull’Iva”, ribadisce. Ma, sottolinea Delrio, “vedo minacce del tipo ‘senza di me questo non passa’ oppure ‘noi siamo l’ago della bilancia'” mentre, aggiunge, “dobbiamo rispettare tutte le sollecitazioni che vengono dalle forze di maggioranza, a maggior ragione quando arrivano dal partito più forte in Parlamento: il Movimento 5 stelle”. Poi lancia un avvertimento ai 5 Stelle: “L’approccio di Di Maio non mi piace. Ricattare gli alleati non puo’ essere un metodo“.

“Sul Mes l’11 dicembre in Aula una sola risoluzione. E’ l’unica strada”

E quando gli chiedono se sul Mes, l’11 dicembre quando si vota in Parlamento, la maggioranza presenterà una sola risoluzione, l’ex ministro risponde: “Non ho dubbi. E’ l’unica strada. Sarebbe auspicabile che la firmassero anche i partiti di opposizione, ma questo forse non è possibile”. Poi lancia un’altra stoccata ai 5 Stelle: “Non ho mai sentito spiegare da Di Maio dove va cambiato e perché. Ho invece ascoltato solo avvertimenti e dichiarazioni di principio. Spero che il capo politico dei 5 Stelle ne abbia parlato con Gualtieri e abbia detto a lui dove occorre intervenire. In questi giorni il ministro dell’Economia siederà ai tavoli internazionali. Lì si discuteranno modifiche e correzioni. Ma il dibattito italiano è surreale”. Esistono soluzioni, margini di trattativa? E’ la domanda. A cui Delrio risponde con un ultimo avvertimento: “Gli esecutivi durano se hanno obiettivi chiari“.

Adolfo Spezzaferro



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