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Roma, 9 lug – Giuseppe Conte spacca ancora di più il M5S bocciando la riforma della giustizia, votata anche dai 5 Stelle su ordine di Beppe Grillo. “Ho apprezzato molto il lavoro della ministra Cartabia – dice l’ex premier preparando l’affondo -. Ma io non canterei vittoria oggi, non sono sorridente in particolare sull’aspetto della prescrizione. Siamo ritornati a quella che era nel passato ed è un’anomalia italiana“. Un duro attacco ai governisti grillini capeggiati dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio (ma il bersaglio grosso è il garante del M5S). La rottura tra Conte e Grillo appare ora più che mai insanabile.



Conte attacca la riforma della giustizia per attaccare Grillo. M5S sempre più nel caos

L’ex premier, novello manettaro giustizialista in stile 5 stelle della prima ora, va all’attacco del compromesso raggiunto in Cdm sulla riforma del ministro della Giustizia Marta Cartabia. “Rispetto al resto d’Europa – rincara la dose Conte – noi stiamo dicendo che se un giudizio di appello durerà due giorni e un anno, se un giudizio di Cassazione durerà un anno e un giorno, il processo svanirà nel nulla. Chi canta vittoria per questa soluzione francamente non trova il mio consenso“. E con lui ovviamente si schiera l’ex ministro della Giustizia Bonafede, il cui obbrobrio sulla prescrizione viene cancellato dagli emendamenti al ddl riforma penale.

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Bonafede si schiera con l’ex premier: è rottura con Di Maio

“Nell’unanimità improvvisata di ieri che ha visto tutti insieme a tutti, si è inevitabilmente e oggettivamente annacquata una battaglia durata dieci anni“, si straccia le vesti Bonafede. E ancora: “Purtroppo, ieri il M5S è stato drammaticamente uguale alle altre forze politiche nonostante fosse trapelata la volontà di un’astensione”. La bocciatura è quindi totale: “La norma votata ieri, a mio modesto parere, rischia di trasformarsi in una falcidia processuale che produce isole di impunità e che, comunque, allungherà i tempi dei processi“, sostiene Bonafede.

Ci si mette pure Dibba

Il dato politico è la rottura tra l’ex ministro della Giustizia e Di Maio, il suo passaggio al fianco di Conte e la frattura tra governisti e contiani nel M5S. Come se non bastasse poi, arriva il solito Dibba a seminare ulteriore zizzania. “Non è vero che Draghi è grillino, sono certi grillini ad essere ormai irrimediabilmente diventati draghiani. Intimoriti o interessati, i ministri a 5 Stelle hanno dato prova di incapacità politica, pavidità, accidia e inadeguatezza“. Alessandro Di Battista, su Tpi.it, lancia il suo attacco ai pentastellati governisti. “Roba da chiedere scusa ai milioni di elettori che li hanno sostenuti, posto che molti di loro non gli rivolgerebbero più la parola”.

“Mai vista una debacle tale nella storia repubblicana”

Mai vista una debacle tale nella storia repubblicana“, è il giudizio impietoso di Dibba. “L’ultima settimana – incalza – è stata un bagno di sangue: salario minimo sparito dai radar, Berlusconi proposto al Quirinale senza che nessun esponente del Movimento osasse aprire bocca, cash-back prima cancellato e poi sospeso per la gioia dei grillini draghiani che non si rendono neppure conto di essere stati intortati”. “E i governisti, al posto di difendere una conquista, si calano le braghe“, sottolinea Di Battista. “La prescrizione è di fatto tornata, per la gioia di chi ha denari e potere. Solo che si chiamerà ‘improcedibilita””.

Conte parla di dialettica democratica in Parlamento. Ma Draghi ha già detto che la riforma non si tocca

Tornando a Conte, lui puntualizza che la sua bocciatura della riforma Cartabia non è un attacco al premier. “Credo che nessuno debba permettersi di dichiarare che si vuole fare un attacco al governo Draghi se semplicemente si vuol fare politica e si vuole invocare la legittima dialettica democratica che si farà in Parlamento“. A tal proposito, due appunti: il primo è che – forse l’ex premier lo dimentica – lui in Parlamento non ci sta; il secondo è che Draghi ha detto che riforma non si tocca, neanche in Aula. Pertanto la mossa dell’ex avvocato del popolo allo stato attuale sembra semplicemente un attacco a Grillo e a chi tra i 5 Stelle sta con il garante (e con Di Maio).

Adolfo Spezzaferro

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