Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 25 gen – Giuseppe Conte è alle strette e la maggioranza giallofucsia è in pressing perché il premier salga al Colle per presentare le dimissioni, per poi formare il Conte ter con i centristi. Sono rimaste poche ore per trovare una soluzione prima del voto sulla giustizia, mercoledì o giovedì. Italia Viva, che è uscita dal governo, ha già fatto sapere che non voterà la relazione del ministro Bonafede. Pertanto l’esecutivo è senza maggioranza al Senato. Ecco perché le dimissioni di Conte ormai sono inevitabili.

Di Maio: “Abbiamo 48 ore. O c’è una maggioranza o si va al voto”

“Chi vuole sostenere il premier si faccia avanti. Abbiamo 48 ore. O c’è una maggioranza o si va al voto“, ha avvertito ieri il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Intanto l’ex sottosegretario renziano Ivan Scalfarotto ribadisce: “Siamo pronti al dialogo se questo governo si scioglie“. Insomma, Conte deve dimettersi. Domani si riunirà la conferenza dei capigruppo per decidere quando si terrà il voto sulla relazione dello stato della giustizia al Senato, inizialmente calendarizzata per mercoledì. Va detto che in realtà non ci sarebbero impegni istituzionali del ministro grillino per cui far slittare il voto a giovedì. In ogni caso la data non sblocca l’impasse sull’operazione “volenterosi”, ossia la creazione di un gruppo di centristi al Senato per salvare Conte. Nessun arrivo in vista, in effetti. Ecco perché dopo il Pd, anche il M5S lancia l’allarme voto anticipato. Allarme soprattutto rivolto al premier, per spingerlo a dimettersi.

Conte deve dimettersi. Ma prima vuole la certezza di creare la “quarta gamba” al Senato

Le intenzioni del premier appaiono chiare: se proprio deve dimettersi, prima vuole la certezza che ci sia la “quarta gamba”, il gruppo al Senato per puntellare la maggioranza. I 5 Stelle però non ci stanno a far cadere Bonafede con una sfiducia che peraltro sarebbe al governo tutto, come fa presente Di Maio. Insomma gli alleati di maggioranza concordano che Conte debba fare un passo indietro prima del voto in Senato. Per evitare la sconfitta quasi certa. Anche perché non solo i renziani, ma anche altri senatori “sciolti” come Casini (che peraltro suggerisce al premier di dimettersi e di ricucire con Renzi), il socialista Nencini o la signora Mastella non direbbero sì alla relazione di Bonafede.

Mattarella intanto resta a guardare

Il presidente della Repubblica, dal canto suo, contribuisce a questa situazione di stallo. Perché sta aspettando per vedere se Conte riuscirà a portare in porto l’operazione centristi. Dal canto loro, i “volenterosi” chiedono un Conte ter per avere dignità e visibilità all’interno della maggioranza. Pertanto prima o poi è inevitabile che l’ex avvocato del popolo oggi strenuo difensore della sua poltrona debba dimettersi. In quel caso Mattarella aprirà le consultazioni, che magari saranno molto rapide, per procedere subito a un reincarico del premier che porterebbe a quel Conte ter che in tanti stanno aspettando. Anche e soprattutto nella maggioranza, a partire dal Pd, che vuole avere il giusto peso nel prossimo esecutivo rispetto ai 5 Stelle, la cui maggioranza ormai è solo virtuale, circoscritta al Parlamento.

Il sospetto tra i giallofucsia è che Conte non abbia alcuna intenzione di dimettersi fintanto che non avrà la certezza del reincarico. Insomma, il premier sta tenendo tutta la maggioranza col fiato sospeso – come ricostruito dagli scenari – pur di restare aggrappato fino all’ultimo alla poltrona.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

Commenta