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Roma, 1 lug – Via il condono edilizio dal decreto Semplificazioni. Giuseppe Conte è costretto ad arrendersi e per sanare l’ennesima spaccatura nella maggioranza rinuncia alla norma duramente contestata da Pd, Italia Viva e LeU. Contro il condono si erano scagliati anche i Verdi e Legambiente, poi il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Alla fine le forze di governo si sono accordate sullo stralcio del provvedimento – difeso fino all’ultimo a viso aperto dal premier – nel corso del vertice di maggioranza. Per quanto riguarda le altre misure del dl Semplificazioni, Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri incontreranno nuovamente i capi delegazione della maggioranza oggi a partire da mezzogiorno.

Che cosa prevedeva la norma sugli abusi edilizi

Nello specifico, la norma sul condono – ossia l’articolo 10 del decreto – prevedeva che gli abusi edilizi che non avessero comportato un aumento del carico urbanistico sarebbero stati puniti solo con una sanzione amministrativa e la violazione si sarebbe prescritta in dieci anni. Salta pure la proposta di consentire l’accertamento di conformità anche per edifici che non erano conformi al piano regolatore al momento della realizzazione. In effetti, una norma simile della Regione Sicilia è stata bocciata dalla Corte costituzionale, che nel 2017 l’ha ritenuta un “condono surrettizio”. Conte quindi perde la sua battaglia in difesa della norma sugli abusi edilizi, sostenuta anche dai governatori – come ha spiegato – e che non era a suo dire un vero condono, visto che le sanzioni erano confermate. Messo all’angolo da Pd-Iv-LeU, il premier accusa una sconfitta che dà il polso di come all’interno della maggioranza trovare un’intesa sia sempre più complicato.

Saltano le assunzioni per il ministro dem Franceschini

Altra proposta cassata, su richiesta a quanto pare del ministro della Salute Roberto Speranza (che si è scagliato anche contro il condono), quella di inserire nel decreto norme riguardanti le assunzioni nella Pubblica amministrazione. Ma anche su questo fronte la maggioranza giallofucsia si è spaccata: pare infatti che tra le assunzioni nella Pa stralciate ci fossero anche quelle chieste dal ministro dem dei Beni culturali Dario Franceschini.

Modello Genova: M5S e Iv contro Pd e LeU

Le forze di governo inoltre sono divise sullo snellimento delle procedure burocratiche e l’avvio dei cantieri senza gare d’appalto. In sostanza sulla possibilità di affidare a commissari la responsabilità delle opere pubbliche. Italia viva è favorevole, e pure il Movimento 5 Stelle è orientato sul cosiddetto modello Genova utilizzato dopo il crollo del ponte Morandi. Ma contro renziani e 5 Stelle ci sono Pd e LeU.

Il tempo stringe, domani c’è il Cdm

Ancora una volta i giallofucsia sono spaccati. Stavolta l’impasse che complica l’accordo paradossalmente è su come semplificare la macchina pubblica per far ripartire i cantieri di grandi opere che farebbero bene al Paese. Il tempo stringe, le forze di governo arrivano divise al vertice di oggi e il premier, dal canto suo, vorrebbe raggiungere un’intesa entro il Consiglio dei ministri di domani. Staremo a vedere.

Adolfo Spezzaferro

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