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sovranismoRoma, 30 gen – Quando una definizione politica è sulla bocca di tutti, questo può voler dire due cose: o che quel concetto ha vinto, o che è stato digerito dal sistema che intendeva contestare. Sembra, purtroppo, che il destino del sovranismo in Italia abbia a che fare con la seconda opzione. Questo, almeno, pare essere il bilancio della manifestazione di sabato, che ha visto il centrodestra unito sfilare a Roma in nome della “Italia sovrana”. Tutto molto bello, se non fosse che sulla manifestazione gravava la solita, gigantesca ambiguità che consiste nel volere la sovranità insieme a chi l’ha svenduta. Di cui, in verità, l’elettorato di Fratelli d’Italia e della Lega sembra avere le scatole piene, se è vero che all’apparire di Renato Brunetta sul palco sono partiti i fischi.



Era successo lo stesso a Berlusconi, alla manifestazione leghista di Bologna. Ma le classi dirigenti dei due partiti continuano a fare il gioco delle tre carte. Funziona sempre così, da qualche anno: manifestazione congiunta, tutti insieme allegramente, poi timide condizioni richieste a Forza Italia, poi i toni si alzano, poi i giornali cominciano a parlare di aria di crisi tra Berlusconi e Salvini, volano parole grosse, si minaccia la rottura da entrambe le parti, poi si fa una nuova manifestazione insieme e si riparte da capo. Salvini e Meloni continuano a lanciare messaggi a Forza Italia, a porre paletti, a dettare le condizioni, a paventare fughe che non ci saranno: è una scena già vista ed è perdente. Si fanno i gargarismi con il “lepenismo”, fingendo di non sapere che il Front national, in Francia, è andato avanti a testa bassa con il suo progetto per anni, contro tutti. Si fa finta di non capire, soprattutto, che Berlusconi, in questa fase, vuole solo galleggiare per tutelare i propri interessi privati. Non si sogna minimamente di scegliere la via sovranista, ma non intende neanche dar vita a un centrodestra old style con regole chiare e leadership definite. Vuole, semplicemente, non volere, decide di non decidere. Vuole addormentare la scena e traccheggiare all’infinito. Una tattica brillante, per lui, ma disastrosa per chi resta agganciato a questa zavorra.

Il lepenismo italiano non è mai decollato e mai decollerà, per mancanza di coraggio e di volontà. La sovranità – contro i mercati, contro gli Usa, contro contro le ong, contro gli intellettuali e i magistrati che intendono commissariare la politica, contro l’invasione migratoria – resta la principale sfida del presente. Ma non la vincerà certo il sovranismo cerchiobottista.

Giorgio Nigra

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4 Commenti

  1. lo sapete qual’è la differenza tra salvini,meloni,berlusconi,grillo,renzi,
    ….nessuna…alla fine sono democratici,l’unica differenza sono i soldarelli..

  2. Vogliamo parlare di quell’altra farsa grottesca tirata fuori dal cilindro di Alemanno e Storace? Ah ah ah…

  3. È difficile che il nostro ridicolo sovranismo possa vincere le ingerenze americane e dei mercati quando si elegge ad esempio il presidente miliardario degli USA…

    Jean

  4. Concordo in toto con l’articolo, Meloni e Salvini non possono essere sicuramente definiti campioni del sovranismo, tengono famigghia come tutti i politicanti democratici nostrani. La democrazia è nemica del sovranismo e dell’Idea nazionale, solo fuori dalla democrazia si può sperare in qualche cosa di serio. Ve li vedete voi Salvini, meloni, brunetta, toti e Berlusconi affrontare a viso aperto la democrazia mondiale imperante? Ma per favore………

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