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Roma, 5 mag – La maggioranza giallofucsia è spaccata sull’ex “decreto aprile“, slittato a maggio. Lo scontro è sia sugli aiuti alle imprese che sui sussidi alle famiglie più povere. Dopo la riunione di domenica, andata a vuoto, al vertice notturno con il premier Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e i capi delegazione della maggioranza, secondo fonti di governo, il problema non sarebbero le coperture ma il tipo di misure e la platea di riferimento. Intanto, a quanto apprende l’AdnKronos, nel corso della riunione il governo ha ragionato su come trovare altri 500 milioni da destinare alla sanità, portando le risorse per il comparto a 3,5 miliardi. Era stato il ministro della Salute Roberto Speranza a chiedere maggiori risorse a fronte degli sforzi del Sistema sanitario nazionale. “I numeri ci sono – spiega uno dei presenti al tavolo – ma se mancano le norme non chiudi. Se, ad esempio, non definisci la platea del reddito di emergenza in termini di beneficiari… allora i numeri non hanno alcun valore. Si tratta ancora”.

Iv contro il pacchetto del Mef per le imprese

Dal canto suo, il Mef ha predisposto uno schema che prevede un sostegno a fondo perduto a tutte le imprese sotto i cinque milioni di fatturato (anche per il pagamento di affitto e bollette nelle settimane della serrata generale), interventi da parte di Invitalia per rafforzare il patrimonio delle aziende tra cinque e cinquanta milioni, infine ha proposto l’ingresso di Cassa depositi e prestiti nel capitale di tutte le imprese sopra i cinquanta milioni. Ma i renziani sono contrari. Per Luigi Marattin, economista e vicecapogruppo di Italia viva alla Camera, che senso ha concedere un contributo a fondo perduto fino a cinque milioni e invece l’intervento dello Stato nel patrimonio per quelle fino a cinquanta milioni? A quanto pare l’obiezione avrebbe convinto Conte, sotto pressing strettissimo del nuovo presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che ha bocciato la posizione del governo come “inaccettabile campagna di nazionalizzazione” da parte di chi “non ascolta” le imprese e “soldi a pioggia” invece di pensare agli investimenti, l’unica vera leva possibile per far ripartire il Paese. “Non vogliamo sovietizzare il sistema produttivo“, ha messo le mani avanti il ministro dello Sviluppo economico, il grillino Stefano Patuanelli.

Renzi vorrebbe estendere le garanzie pubbliche sui finanziamenti fino a 800mila euro

Matteo Renzi (che ha incassato il sostegno di Conte dopo averlo attaccato sulla fase 2, secondo una collaudata tecnica di opposizione interna a colpi di “penultimatum”) vorrebbe introdurre un emendamento al decreto Liquidità (quello già approvato e che di fatto finora si concretizzato in circa un miliardo per le Pmi a fronte dei 400 “strombazzati” dal governo) che estenderebbe le garanzie pubbliche sui finanziamenti fino a 800mila euro, accelerando l’iter per approvare le pratiche in banca. Una mossa per ingraziarsi gli imprenditori, alle prese con una burocrazia che resta lentissima nonostante l’emergenza coronavirus.

Giallofucsia spaccati sul reddito di emergenza. Renziani contrari: “Regalo a chi lavora in nero”

Ma i giallofucsia sono divisi anche sul cosiddetto “reddito di emergenza“. I 5 Stelle lo vorrebbero come una sorta di allargamento permanente del reddito di cittadinanza a chi non lavora. Anche in questo caso, sono i renziani a non essere d’accordo: i fondi per le famiglie più povere e senza alcun sussidio andrebbero erogati ai Comuni o attraverso un contributo straordinario. La prima soluzione è ritenuta la più naturale: nella gran parte dei casi sono i sindaci a dare sostegno alle famiglie in serio disagio sociale. Come lo vorrebbero i grillini è comunque improponibile per Iv. “Non sarebbe né un abbozzo di reddito minimo, né un serio strumento di lotta alla povertà – hanno fatto presente i renziani – solo un regalo a chi lavora in nero. Per noi questo è inaccettabile”.

Conte spinge per portare il decreto in Cdm giovedì

Allo stato attuale, Conte e Gualtieri spingono per portare il decreto in Consiglio dei ministri giovedì (anche visto il ritardo accumulato rispetto ad aprile) ma la maggioranza deve trovare ancora la quadra su questioni cruciali. Per non parlare poi dei soldi. A detta dei giallofucsia, la bozza varrebbe 55 miliardi di euro. A conti fatti, nonostante il congelamento del Patto di stabilità e il sì della Commissione Ue a un deficit intorno all’8 per cento, il governo Conte molto probabilmente sarà costretto a fare richiesta per attingere al Mes, con tutto quello che comporta in termini di commissariamento della nostra economia. Ma prima di arrivare al voto in Parlamento sul Fondo salva Stati (che a dispetto del nome gli Stati li rovina, vedasi Grecia), molto probabilmente in autunno, è adesso che Conte e compagni devono rispondere all’emergenza economica.

Adolfo Spezzaferro

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