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Roma, 23 feb – Insieme a Luigi Di Maio era stato il mattatore della grande ascesa pentastellata, il pretoriano del Beppe Grillo che aveva fatto irruzione nella politica, portando il Movimento 5 Stelle a sfiorare il 33 per cento alle elezioni del 2018. Ora, però, la storia di Alessandro Di Battista nel M5S è finita per davvero, con tanto di lancio del servizio buono: prima ha strappato la tessera del Movimento, e ora si è anche eliminato dalla piattaforma Rousseau. Se n’è andato così, Dibba, sbattendo la porta e lasciando gli ex compagni di partito in coma profondo.

Dal Pd a Draghi: i motivi dello strappo

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, ovviamente, è stata l’entrata del Movimento nel neonato governo Draghi. Veramente troppo per chi, come Dibba, aveva sempre stigmatizzato lo strapotere dei banchieri e la «casta» dei finanzieri. Di attriti con i vertici del M5S, del resto, Di Battista ne aveva avuti parecchi. Tutto è iniziato nel 2019, in quell’estate terribile in cui Salvini, ringalluzzito dal 34 per cento alle Europee e obnubilato dai fumi del Papeete, fece male i calcoli e mise la pietra tombale sul governo gialloverde. Con il parere contrario di molti, Grillo decise di fare l’inciucio con il Partito democratico, sconfessando il Di Maio che, poco prima, aveva annunciato urbi et orbi «Noi mai con il partito di Bibbiano». «Sono sempre stato contrario ad un governo con il Pd. Non è un segreto. Ho sempre reputato il PD il partito del sistema per eccellenza, quindi il più pericoloso», aveva tuonato Dibba in un lungo post su Facebook, il 19 settembre 2020. Secondo lui, infatti, «il Pd è un partito “globalista”, liberista, colluso con la grande imprenditoria marcia di questo Paese, responsabile (paradossalmente più della destra che ho sempre ugualmente contrastato) delle misure di macelleria sociale che hanno colpito i lavoratori italiani».

Il divorzio tra Di Battista e il M5S

Stesso discorso per quanto riguarda il governo Draghi, che secondo Di Battista «è un’accozzaglia indecorosa e un assembramento parlamentare pericoloso». L’ex governatore della Bce, infatti, «per me è l’antitesi rispetto a determinate idee sullo Stato sociale e sull’attenzione al piccolo, alle piccole imprese», ha spiegato Dibba in una diretta trasmessa sui suoi canali social l’altro ieri. Contestando poi l’espulsione dal M5S dei parlamentari che non hanno votato la fiducia a Draghi, Di Battista ha riassunto così il suo strappo con il movimento che ha tanto amato e aiutato a crescere: «Non sono io a non pensarla più come il M5S, ma è il M5S a non pensarla come me». Sintesi accurata di una crisi matrimoniale che andava avanti da mesi e che ora, per davvero, è sfociata in un doloroso divorzio.

Valerio Benedetti

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1 commento

  1. non sono d’accordo con le sue idee,ma
    comunque rendo onore ad un uomo che ha la coerenza e il coraggio di
    difenderle.
    per quel che vale,
    reputo lui centomila volte meglio di dimaio
    e di grillo,(notare le minuscole)
    che di fatto si sono rivelati degli squallidi opportunisti…
    che con il loro essere “trojan horse”
    di una sinistra che differentemente NON sarebbe più andata al governo
    per chi sa quanti anni…
    hanno reso la politica ancora più marcia di quello che è sempre stata.

    di questo gli elettori chiederanno conto:
    non mi stupirei affatto se alle prossime elezioni scompariranno,
    specialmente se Dibattista deciderà di metter su un partito,insieme con Paragone
    e altri scontenti del m5s

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