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Roma, 2 gen –  Il Movimento 5 Stelle è in preda a un terremoto interno. Alessandro Di Battista, tra i leader del M5S senza cariche elettive ma tra i più amati dai “duri e puri” a 5 Stelle, è sceso in campo a sostegno del senatore Gianluigi Paragone, espulso ieri dai probiviri del M5S. “Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali“, scrive in un post su Facebook, Di Battista, anche se non dal suo profilo personale ma rispondendo a una attivista, “non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui. Vi esorto a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell’ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%”.

L’allontanamento del senatore da parte dei probiviri dei 5 Stelle è stato motivato per il fatto di non aver votato la legge di Bilancio, di essersi astenuto in occasione del voto sulle dichiarazioni del premier Giuseppe Conte e di aver violato in generale gli accordi presi al momento della sua candidatura al Senato nelle liste M5S. Ora l’endorsement di Di Battista scatena nuove tensioni all’interno del Movimento. Soltanto a fine novembre, lui e il capo politico Luigi Di Maio avevano cercato di riavvicinare le proprie posizioni dopo una fase di allontanamento. Oltre a Di Battista, anche la senatrice grillina Barbara Lezzi ha speso parole in favore di Paragone: “È e resta un mio collega. Fino a quando, e sono certa che continuerà così, lavorerà senza sosta per i deboli, per assicurare un salario minimo decente, per fare in modo che le multinazionali osservino le leggi del nostro Paese, resterà un mio collega”.

Paragone ringrazia Dibba

Poco dopo il post di “Dibba”, Paragone ha replicato via Facebook: “Ringrazio Alessandro Di Battista per le belle parole che ha usato per me, in mia difesa”, ha scritto, “Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento: stop allo strapotere finanziario, stop con l’Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porte girevoli, lotta a difesa dei veri deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa”.

Il senatore espulso: “Farò ricorso, magari anche in tribunale”

Paragone darà battaglia con tutti i mezzi al M5S: “Cari falsi probiviri, cari uomini del Nulla, voi avete paura di me perché io ho quel coraggio che voi non avete più. Contro la meschinità del vostro arbitrio mi appellerò”. In un video pubblicato insieme al post su Facebook, Paragone parla di “volontà politica di espellere qualcuno perché è un rompicoglioni, perché è qualcuno che ti sta obbligando a prendere coscienza del fatto che le battaglie radicali, identitarie, antisistema del Movimento 5 Stelle non sono combattute con quella forza”. Il senatore ricorda l’esistenza di altri casi da essere “disciplinati” nel M5S, si definisce addirittura “uno strano Savonarola”, “un predicatore che ci costringe a guardarci nello specchio”. Infine avverte che si appellerà “all’ingiustizia arbitraria dei probiviri, cioè degli uomini del nulla, guidati da qualcun altro che è il nulla”. Concludendo (e qui sta la notizia): “Io farò ricorso, e se mi gira mi rivolgerò anche alla giustizia ordinaria“.

Il dato politico è che la questione sollevata da Paragone quanto meno obbliga il capo politico e il garante del Movimento, rispettivamente Di Maio e Beppe Grillo, a rendere conto alla base grillina della trasformazione del M5S da forza antisistema a partito appoltronato totalmente a suo agio nell’establishment. Anche in vista delle prossime consultazioni elettorali.

Adolfo Spezzaferro

 

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