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Divieto di spostamento fra regioni fino al 27 marzo. Speranza: “Linea dura”, i governatori frenano

by Adolfo Spezzaferro
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spostamento regioni

Roma, 22 feb – Il ministro della Salute Speranza vuole la linea dura e proroga il divieto di spostamento fra regioni fino al 27 marzo, ma il ministro per gli Affari regionali Gelmini e i governatori frenano. Stamattina il Consiglio dei ministri deciderà per la proroga di altri 30 giorni del divieto di spostamento tra regioni, in scadenza il 25 febbraio, e Speranza come al solito lancia l’allarme. “Non è il momento di allentare le misure, non è il momento di superare il sistema delle fasce di rischio”, ha fatto presente ieri nella riunione con tutti i presidenti di Regione e con la collega agli Affari regionali. Per l’esponente di LeU vanno prorogate tutte le restrizioni, compresa quella di una sola visita al giorno in casa altrui in più di due persone. E che bisogna proseguire con la linea dura anche con il prossimo Dpcm (in scadenza il 5 marzo) o decreto.

Gelmini: “Regioni siano maggiormente coinvolte nelle decisioni”

Complice l’allarmismo diffuso sulle cosiddette varianti del coronavirus, cambia il governo ma Speranza – che ieri ha spedito in zona arancione Emilia-Romagna, Campania e Molise – sta sempre là a chiedere divieti e restrizioni. Dal canto suo, la Gelmini invece ha voluto sottolineare la necessità di una risposta adeguata alla sofferenza di molti settori produttivi. “Dobbiamo mettere a posto la governance – ha detto l’esponente di Forza Italia – le Regioni devono essere maggiormente coinvolte nel processo decisionale. E ci deve essere più attenzione per i danni economici che la pandemia sta causando“. Richiesta, quella della Gelmini, che accoglie in pieno la bozza unitaria presentata dal presidente della Conferenza Stato-Regioni, il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Le richieste dei governatori: ristori automatici con le chiusure

Il documento in questione chiede ristori che scattino automaticamente quando scattano le chiusure, sia se imposte dal governo centrale che dagli enti locali. Poi una revisione dei parametri in base a cui si decidono le chiusure, più legati alla saturazione degli ospedali che all’indice di trasmissione. Il superamento della divisione per fasce e una valutazione più accurata della possibilità di riaprire alcune attività. Come cinema, palestre, sempre nel rispetto totale delle prescrizioni anti-contagio. Necessità ravvisata anche dal ministro per i Beni culturali Franceschini. I Comuni, dal canto loro, spingono per riaprire i ristoranti la sera e chiedono un piano vaccinale di massa. In tal senso mettono a disposizione anche i palazzetti.

Oggi in Cdm le richieste delle Regioni

La Gelmini pertanto si è impegnata a portare il documento con le richieste delle regioni nel Cdm di oggi. I governatori Zaia, Giani, Tesei, Toti, a nome di Veneto, Toscana, Umbria e Liguria, hanno chiesto al nuovo governo più chiarezza e di essere maggiormente coinvolti nelle decisioni. A quanto pare quindi già dal Cdm si parlerà delle misure da varare a partire dal 6 marzo. In tal senso nel vertice di governo di Palazzo Chigi potrebbero essere coinvolti anche il Comitato tecnico scientifico e le stesse Regioni. Quello che appare ormai certo è che il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino e la chiusura di bar e ristoranti alle 18 saranno prorogati (almeno) fino al 27 marzo.

Adolfo Spezzaferro

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