Roma, 16 lug – Draghi sì o Draghi no? Tutti a domandarsi se il salvatore della Patria tornerà sui suoi passi, lui, che così fieramente, dopo la decisione dei Cinque Stelle di non votare la fiducia al Dl Aiuti, è salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Tutti a chiedersi se rimarrà a guidare il Paese o se invece si tornerà al voto, o se ancora Mattarella tenterà di formare una nuova maggioranza, la quarta di questa legislatura. Non è forse tirare un po’ troppo la corda? Vediamo allora chi vuole, e chi non vuole, il Draghi bis.

Draghi bis, chi lo vuole e chi no

La Meloni vuole tornare al voto (come ha sempre voluto da quando è terminato il precedente governo), Forza Italia intende restare con il governo Draghi, Salvini è indeciso ma protende per il voto, Letta – e ci mancherebbe altro – sarebbe disposto a comporre qualsiasi maggioranza pur di non tornare al voto, e i Cinque Stelle non si esprimono. Come spiegare ciò che sta avvenendo? Lasciando da parte i vari appelli alla responsabilità, alla coerenza, alla salvaguardia degli interessi nazionali (spesso pronunciati da gente che ha cambiato alleanze come una modella cambia d’abito durante una sfilata), si nota che il quadro è estremamente complesso e che le decisioni sono molto delicate, sia sul piano del mero tornaconto elettorale che sul piano politico, cioè sul piano del disegno delle alleanze a venire, anche se un’analisi attenta di questo quadro potrebbe farci pensare che si vada verso il voto.

Il centrodestra è a un bivio

A questa conclusione si giunge quando si considerano le opzioni dei vari attori di questo spettacolo. Lasciando da parte il Pd, che ha tutto l’interesse a rimanere in questo governo, visto che le previsioni in caso di elezioni non sono rosee e che soprattutto si presenterebbe senza una coalizione e senza un alleato, si nota come gli attori del centrodestra si ritrovino a un bivio. Berlusconi pensa che sia necessario rimanere nel governo Draghi e giustifica questa posizione parlando della salvaguardia degli interessi nazionali (oltreché annunciando per l’ennesima volta la sua discesa in campo, quasi fosse una novità). FdI vuole tornare al voto, sapendo che, previsioni alla mano, probabilmente sarebbe il partito di maggioranza in Parlamento e potrebbe ambire a Palazzo Chigi. E la Lega si trova a fare da ago della bilancia: da una parte non vuole andare in contrasto con Forza Italia, mentre dall’altra non può allinearsi a un nuovo eventuale governo, perché vorrebbe dire far saltare l’alleanza con FdI. E’ dunque Salvini il decisore finale. E dalla sua scelta dipenderà probabilmente il futuro politico della Lega, o forse la sua leadership.

Il dubbio di Conte

Poi abbiamo Conte e i Cinque Stelle. Conte ha dato il via alla “crisi” (mettiamo la parola fra virgolette, visto che finora sono state solo parole, anche per quanto riguarda Draghi). Ora non può tornare indietro – eppure alcuni giornali scrivono che lui o i suoi avrebbero detto che sarebbero pronti a votare la fiducia a Draghi se ascoltati – a meno di non suicidarsi politicamente: aver messo in crisi il governo gli porterà, probabilmente, il voto di diversi insofferenti a Draghi e potrà contare anche sul voto di chi ancora crede nel M5S. Ma metterlo in crisi e poi tornare indietro gli farà perdere quei voti e lo renderà inviso a quegli stessi elettori. Ha voluto lanciare la sfida, ora deve duellare.

Gli altri attori che vogliono il Draghi bis

Questi sono i veri giocatori. Poi ci sono i partiti minori, più che altro dei gruppetti che giocano fra loro, vuoi perorando idee vaghe e lontane dalla sensibilità popolare, vuoi combattendo per rimanere a galla. Il secondo caso è quello di Renzi, il quale, con tono solenne, ha invitato Draghi a proseguire (e ci mancherebbe altro, visto che sa benissimo che se si andasse oggi al voto probabilmente nemmeno entrerebbe in Parlamento, lui, che era il nuovo volto della sinistra, il rottamatore: bel risultato). E poi ci sono gli altri due attori che da quindici anni a questa parte influenzano la politica italiana: l’Ue, che ha già manifestato il suo disappunto e la sua preoccupazione (cosa ovvia, se consideriamo che Draghi viene dal sistema istituzionale-economico europeo); e i mercati, con la borsa di Piazza Affari che ieri è crollata a picco e lo spread che è risalito (e che scenda e che risalga, poi si stabilizzeranno, tanto l’inflazione c’è lo stesso e la precarizzazione del lavoro è sempre più reale).

Il fattore Meloni

Questi due ultimi attori sono tutt’altro che secondari, e a essere maliziosi – ma non lo si sta qui sostenendo, sia chiaro – si potrebbe supporre che qualcuno stia subendo delle belle pressioni in queste ore. Insomma, è tutto nelle mani del centrodestra. Come andrà a finire, nessuno può dirlo. E guardiamoci bene dal seguire le varie voci di palazzo, spesso messe in giro proprio per veicolare l’opinione pubblica. Una sola cosa è certa: in questa partita, tutti hanno molto da perdere, tranne Giorgia Meloni, che ha solo da guadagnare: se gli alleati (o ex alleati) fanno cadere il governo, FdI prende molti voti. Se non lo fanno cadere, FdI prende ancora più voti, per quanto rischi di perdere l’alleanza con FI e Lega. E forse è proprio questa ascesa della Meloni che preoccupa chi siede nei palazzi di Bruxelles.

Edoardo Santelli

 

 

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2 Commenti

  1. Ma quale “fieramente”…, questo soggetto internazionalista ha atteso il pretesto per poter tornare a firmare facile (!), altrimenti non gli riesce neppure di fare l’ autocrate, il primo della classe… classista.

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